Descrizione

Camelia vive con la madre a Leeds, una città in cui "non comincia mai niente" e l'inverno non è mai finito, in una casa assediata dalla muffa accanto al cimitero. Traduce manuali di istruzioni per lavatrici, mentre la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni tipo. Entrambe segnate da un trauma, comunicano con un alfabeto fatto di sguardi. Un giorno Camelia trova nel cassonetto dei vestiti deformi, con molte maniche e strani squarci: in quel momento cambia qualcosa, comincia a trascorrere più tempo fuori casa e ogni giorno trova nuovi vestiti nel cassonetto. È così che incontra Wen, un ragazzo cinese che lavora in un negozio di vestiti e che le insegna la sua lingua. Saranno proprio gli ideogrammi ad aprire un varco di bellezza e mistero nella vita di Camelia, attribuendo nuovi significati alle cose. Camelia si innamora di Wen, ma lui la respinge nascondendole il motivo. E c'è anche il bizzarro fratello di lui, ossessionato dall'oscura morte di Lily, un'altra studentessa di Wen...

«Formidabile prova di scrittura: entro la rappresentazione di un mondo cupo e lacerato, tra malessere, degradazione, desiderio, rabbia verso il mondo che rovinosamente precipita».
GIULIO FERRONI, Alias/Il Manifesto

«Cupo, impietoso, claustrofobico, ma a tratti anche genuinamente poetico nella sua volontà di recupero memoriale e affettivo».
SERGIO PENT, Tuttolibri/La Stampa

«Ferocia e purezza coabitano spesso nei giovanissimi, ma solo raramente emergono e si trasformano in talentuosa scrittura. È riuscito a Viola Di Grado. Poetico e stupefacente, scritto con un linguaggio incisivo, potente, carnale».
SILVANA MAZZOCCHI, La Repubblica

«Una scrittura che sa impregnarsi del delirio grazie a un sicuro possesso dello strumento espressivo».
ERMANNO PACCAGNINI, Il Corriere della Sera

«Lei, i romanzi dei suoi concorrenti, li eclissa. Se c’è giustizia al mondo, farà piazza pulita ai premi».
GIOVANNI PACCHIANO, Il Sole 24 Ore

«L’esordio più sorprendente è quello di Viola Di Grado».
MARIA SIMONETTI, L’Espresso

«Mi sento di scommettere su Viola Di Grado. Sul suo talento e sui suoi libri, a partire da questo con cui esordisce a 23 anni. Pensato, quindi, quando era poco più che adolescente, con una maturità che colpisce dalle prime righe».
PIETRO CHELI, Gioia

«Con scrittura poetica e corrosiva la ventitreenne Viola Di Grado ci regala un folgorante esordio».
BENEDETTAMARIETTI, Flair

«Il punto di forza del romanzo è il fatto che questo sia l’esordio di una 23enne
che sa scrivere e ci fa scendere nel buio del cuore, là dove anche follia e ossessioni sono contagiose».
MARTA CERVINO, Marie Claire

«Sul fatto che di Viola Di Grado ci abitueremo presto a sentire parlare non ci sono dubbi».
GIOVANNI DOZZINI, Europa

«Un libro d’esordio noir e ritmato che ci stupisce ad ogni frase».
LISA CORVA, Il Piccolo

«Il romanzo scorre intenso, polposo, ciò che stupisce è la padronanza stilistica
di Viola Di Grado. La sua è una lingua fatta di immagini, sensazioni, evocazioni».
MARILÙ OLIVA, Carmilla On Line

«Un romanzo che colpisce per una scrittura che ricorda la forza narrativa del Kitano immersa in una vasca di acqua gelata di poesia alla Björk».
GIAN PAOLO SERINO, D/La Repubblica

«ll segno che lascia (perché lo lascia: leggere per credere!) discende direttamente dal linguaggio adottato: originale, immaginifico, a tratti cinematografico, graffiante e cinico, ma con punte di lirismo. Una scrittura – quella della Di Grado – che procede per simboli e metafore, che cattura e spiazza al tempo stesso; capace di scuotere, ma anche di fare sorridere».
MASSIMO MAUGERI, Il Corriere Nazionale

«Viola Di Grado azzera la lingua e spinge le parole da risignificare verso un tono speciale».
ANITA T. GIUGA, Giudizio Universale

«La potenza visionaria del testo, contaminato dalle cupe e compresse atmosfere alla Lars von Trier, come dagli echi di un certo cinema orientale, la pingue irriverenza del lessico, controllato da una sapienza chirurgica, delineano un’idea
netta: quella di trovarsi di fronte a un inatteso talento. Da osservare, da coltivare con la convinzione che per la letteratura di qualità c’è un presente, e forse si può ben sperare in un futuro».
LUCIA RAVERA, Mangialibri.com

 

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28/07/2017 | 21:10

Ragione e sentimento

Al confine tra razionalità e passione.Dall’acclamato scrittore Andrew Davies l'incantevole e raffinato adattamento del romanzo di Jane Austen sull'amore e il matrimonio.La Signora Dashwood e le sue figlie Elinor, Marianne e Margaret sono rimaste senza un soldo a causa della morte del Signor Dashwood.Divenute ospiti “non benvenute” nella loro stessa casa, hanno un futuro incerto: sono costrette a  un matrimonio di convenienza, se vogliono continuare a mantenere uno stile di vita agiato.Lo status sociale e il denaro sembrano guidare le regole dell’amore, ma le sorelle dovranno imparare che ragione e sentimento devono andare di pari passo, se si vuole conquistare davvero la felicità.

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