Una teoria davvero affascinante ma forse un po' forzata!
Scritta il: 30 novembre 2011
In questo saggio Dawkins espone la sua visione evoluzionistica della vita, identificando però nel gene, anziché nell’individuo o nella specie, il soggetto della selezione naturale. Come lo stesso autore afferma, questa tesi non dev’essere considerata un’avversaria della classica teoria dell’evoluzione ma un punto di vista differente e più approfondito che può spiegare meglio i processi evolutivi. Finchè si rimane a livello di meccanismi abbastanza semplici, e si ricorda che Dawkins usa termini antropomorfici (“il gene che vuole”, “il gene che lotta”, etc.) per rendere l’argomentazione più fluida, il libro fornisce un punto di vista alternativo e sicuramente interessante all’idea classica della specie come perno del processo di evoluzione; c’è per esempio una lunga trattazione riguardo il “dilemma del prigioniero”, visto in chiave evolutiva, che ho trovato molto acuta per come tratta in dettaglio strategie di collaborazione e di egoismo, mostrando come risultino perdenti o vincenti a seconda dall’ambiente e del contesto in cui si trovano, seguendo regole non intuitive. Un’altra idea che ho trovato originale è quella del fenotipo esteso, che approfondisce l’influenza di un gene non solo sull’organismo che lo ospita ma sull’ambiente in generale. In sintesi, e per non anticiparvi troppi di quei concetti (come il meme) davvero interessanti e da scoprire nella lettura, quello dell’egoismo genetico trovo sia un eccesso, ma è un libro da leggere, dal momento che suscita più di una riflessione ed è particolarmente scorrevole, pertanto adatto, quindi, anche a un pubblico di profani a digiuno di evoluzionismo e non addetti ai lavori.



