Strade senza fine
Scritta il:
07 dicembre 2011
Cambiano le generazioni, cambiano i valori, ma certe storie non hanno tempo. Si cresce, si cambia, e ogni volta che lo si rilegge se ne trova una chiave di interpretazione diretta. Forse perché, più che la narrazione, On th road rappresenta uno specchio di se stessi, e a seconda del proprio essere, ci si intravede tra le righe. Lo si legge quando si è giovani, e vi si cerca la libertà: da adulti, e vi si cercano i sogni. Ogni volta che lo si rilegge, cambiano le emozioni che è capace di creare. Perché non è solo il manifesto di un movimento letterario, un grandioso esempio di capacità narrativa, una rottura concettuale con tutto ciò che c’era stato prima: On the road è un bel libro, di quelli che si tengono nel cassetto e si rileggono volentieri. Lo si immagina al ritmo del jazz, nell’odore della strada, della velocità delle macchina che corrono lungo le strade USA, nei locali e nei bar che descrive. Perché alla fine, ci si può dire quello che si vuole, ma un grande libro, deve essere soprattutto bello da leggere. Adatto per chi ha visto l’america, per chi l’ha sognata, e per chi, dopo averla vista, continua a sognarla