Volevo essere una farfalla
di Michela Marzano
€ 14,87
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- Listino€ 17,50EditoreMondadoriCollanaStrade blu saggiData uscita30/08/2011
- Pagine216LinguaItalianoEAN9788804606963
Sinossi
Michela Marzano è oggi un'affermata filosofa e scrittrice, un'italiana di successo nel mondo, un'autorità negli ambienti della società culturale parigina; eppure la sua storia personale non è stata un percorso lineare verso il successo professionale e personale. Come moltissime donne ha dovuto affrontare un rapporto problematico con il cibo e con il proprio corpo: quello che gli psicologi chiamano anoressia o bulimia. In questo libro ci racconta la sua storia, cominciata da adolescente, proseguita con gli anni alla Normale di Pisa e poi con il soggiorno in Francia; un viaggio in mezzo alle tenebre, lungo e pieno di ricadute, tra amori perduti e sedute psicoanalitiche. Una battaglia oggi finalmente vinta. Attraverso questa personalissima testimonianza, Michela Marzano racconta la lotta di ciascuno di noi con il proprio lato oscuro; e ci spiega che, per star bene, non serve ribellarsi a se stessi, ma bisogna imparare a saper "perdere il filo, a non incaponirsi, a non cercare a tutti i costi di essere coerente".
Recensioni
UMANO
Scritto da LauraMilly87 il 18 dicembre 2011
"Volevo essere una farfalla" non è un libro per tutti.E' per coloro che sanno cosa significa avere il dolore dentro che ti lacera il corpo e alla fine, di te,della tua persona rimane il vuoto,il nulla.Tutto questo per cosa?Soffrire,perché? Perché si vuol essere a tutti i costi all'altezza,si vuol raggiungere la perfezione in tutto,si vuol dimostrare al mondo ma soprattutto alle persone che ti hanno messa al mondo che tu vali qualcosa,che tu puoi renderli orgogliosi!Ma è una battaglia persa in partenza:essere accettati per essere amati.Ed è lì che nasce il conflitto interiore,il dolore che ti divora.Michela comincia una battaglia che non fa che snaturare ciò che lei realmente è.Michela voleva essere una farfalla ossia voleva essere perfetta agli occhi di un padre che non capiva,non comprendeva la sua vera essenza,era cieco.Uscire da questo dolore si può?Michela ci dimostra che si può.Certo,le ferite rimango ben impresse ma col tempo si impara a far pace con se stessi,ad accettarsi così come si è,ad amarsi in tutte le possibile sfaccettature.Da qui nasce la consapevolezza che è inutile distruggersi,annientarsi per raggiungere un ideale,una perfezione perché se ci si accetta,se ci si ama per ciò che si è realmente si vince la battaglia più difficile della propria vita! Michela adesso è serena.Michela adesso sa che i genitori,coloro che ci hanno messo al mondo, ci amano ma a volte nel loro amare commettono degli errori,che posso essere fatali nel condizionare gli adulti che saremo,che rimangono lì sulla nostra pelle a ricordarci ciò che abbiamo passato.Ma poi?Poi nella conquista di riuscire ad amarci senza troppe pretese,si arriva anche ad accettare un padre che non ti vede come dovrebbe,ad accettare i suoi errori.Ciò accade per una ragione:dalla accettazione,dall'amore per se stessi non può che nascere amore e comprensione verso gli altri e verso i loro sbagli.
Quella sono io!
Scritto da mariachiarabonanno il 12 dicembre 2011
Questo libro non è soltanto l’autobiografia di una donna che è passata attraverso l’inferno dell’anoressia, è molto di più. E’ più di una confessione coraggiosa, un mettersi a nudo di fronte ai suoi lettori, la condivisione con candore e audacia di un’esperienza molto privata e personale, che come lei stessa dice: “Mi ha insegnato a vivere”. Anche chi non è venuto mai direttamente in contatto con il problema dell’anoressia può comunque riconoscere nelle parole della Marzano come certe convinzioni profonde, che diventano una prigione costruita con le proprie mani, e che hanno le loro radici nel rapporto con un genitore anaffettivo, rigido, da cui è necessario fuggire, provochino un’alterazione dei pensieri che diventano distorti, inefficaci e autolesionisti. Un’impalcatura di credenze formata su doveri assoluti spalanca paure e sofferenze che portano inevitabilmente a quella spirale depressiva che purtroppo è così diffusa nel nostro tempo, specie nella popolazione femminile. Michela vuole renderci partecipi del suo percorso per uscire da quel baratro di dolore che può sembrare definitivo di cui parla con parole che si percepiscono nate da un vissuto personale, pieno di sensi di colpa, di doveri assoluti, di risposte alle rigide aspettative degli altri, di strenui tentativi di tenere tutto sotto controllo, di angoscia, di bisogno continuo d’approvazione, di paura della vita che paralizza più del timore della morte, di consapevolezza di ripetere sempre gli stessi errori, sentendosi sempre inadeguati. Ma gli intralci nella vita verso la normalità , gli errori in cui tante donne possono riconoscersi, sono sezionati, analizzati, per essere capiti e superati. Lo strenue sforzo che si intuisce in tutto il libro è il rendere partecipe il suo pubblico di un cammino verso una comprensione che può diventare liberatoria. Michela non offre ricette universali per la felicità, soluzioni precostituite valide sempre e per tutti, ma ci racconta come lei è riuscita a fare un passo avanti, per poter andare oltre il sintomo, oltre il disagio. Perché per lei ,se mai ci può essere una soluzione, il superamento di quel blocco si è realizzato quando è riuscita ad accettare i propri limiti, anche quella parte di sé depressa, senza negarla, ma con una ritrovata indulgenza, consapevole che le ferite non si cancellano mai, che restano parte di quello che siamo: “Niente cambia se non si riesce a dare un senso al proprio disturbo e integrarlo all’interno della propria vita”. Imparare a vivere significa allora accettare l’attesa, la sospensione, l’incertezza, integrare lentamente l’idea che nonostante tutto il vuoto che ci portiamo dentro non potrà mai essere colmato, che ci sarà sempre qualcosa che ci manca. Miche ci dice che crescere significa accettare la delusione, sapere che anche se si perde tutto si sopravvive, che nulla è per sempre, che bisogna smetterla di voler riparare il passato, capire che voler controllare tutto è illusione, che si può e si deve disubbidire, che si può sbagliare senza per questo valere di meno, o non essere più amati, che non si deve necessariamente piacere a tutti, e che l’ amore vero è imperfetto. Un percorso, un radicamento vitale per giungere alla capacità di relazione e di riconciliazione con se stessi che porterà tante lettrici a dire “Quella sono io! Allora ce la posso fare!”
Disarmante
Scritto da Praxis_on_web il 14 settembre 2011
Di una bellezza disarmante. Già dalla presentazione del libro Michela rivela una bellezza ed una serenità d'animo difficile da descrivere ma, sopratutto, una leggerezza che si contrappone al peso esitenziale (già imponente per chi vive una vita cosìdetta normale) del "dovere kantiano". L'imperativo categorico, diverso dalla massima, di natura soggettiva, s'impone e viene imposta ma Michela trova la forza di reagire, di battere le ali e di volare. La stessa lucidità visibile nei suoi occhi si riscontra in questo splendido libro che suggerisco vivamente come manifesto di un nuovo esistenzialismo, figlio di una società dell'essere e dell'apparire. Antonello Bellanca







