Un romanzo distopico, a epistole, che raccontano, dissacranti, la nostra umanità dal punto di vista dei "funzionari" del diavolo. La corrispondenza tra l'esperto, affezionato Zio Berlicche, "Sua Abissale Magnificenza", e il giovane, sbarbatello nipote apprendista Malacoda sono già di per sé un'antitesi in termini, un gioco di prestigio creato ad arte da Lewis: qualcosa di intimo, di riservato, reso pubblico e, peraltro, destinato a coloro che sono dissezionati, nelle loro virtù e nei loro vizi, nelle stesse lettere; in più, c'è l'avvertenza in prefazione: il diavolo è bugiardo. In un sovvertimento integrale del punto di vista ordinario, gli esseri umani sono scherzati dagli studi dei dipartimenti diabolici, che ne hanno analizzato costumi, tendenze, debolezze, da strumentalizzare per sottrarli, nella sempiterna lotta tra bene e male, dal "Nemico", Dio. Ecco, dunque, che l'amicizia, l'amore, l'ossessiva ricerca del consenso e dell'apprezzamento sociale, finanche la spiritualità diventano grimaldelli per traviare lo spirito umano, che deve essere affannato nella ricerca di felicità sempre più precarie, soddisfazioni effimere, aspettative sistematicamente disattese e prospettive deluse. È una battaglia di prospettiva, nella quale tutto può essere sapientemente travisato, in cui il fine giustifica i mezzi: l'importante è saper sempre solleticare le giuste corde, alimentare l'ossessiva e compulsiva attesa di un futuro che mai si realizzerà. Invero, il male supremo non è come nell'immaginario collettivo, ma si annida, insospettabile, nella realtà di tutti i giorni, in uffici puliti, caldi, accoglienti, coi tappeti e ben illuminati, ordinato da uomini tranquilli, coi colletti bianchi, guance rasate e voce calda. D'altronde, il più grande inganno del diavolo è far credere al mondo che non esista.
Le lettere di Berlicche
Funzionario di Satana di lunga esperienza e grande efficienza, Berlicche invia al giovane nipote Malacoda, diavolo apprendista, una serie di lettere per istruirlo nell'arte di conquistare (e dannare) il suo "paziente". Ogni manifestazione della vita, dal pensiero alla preghiera, dall'amore all'amicizia, dal divertimento alla vita sociale, dal piacere al lavoro e alla guerra: tutto viene distorto a scopo diabolico e diventa un espediente per perdere gli uomini. Divertente, intelligentissimo, vero e proprio "catechismo infernale", Le lettere di Berlicche narra con arguzia la contesa di un'anima tra il bene e il male, sullo sfondo dell'Inghilterra bombardata della Seconda guerra mondiale. Uno scenario in cui l'inferno non è un buco nero pieno di fuoco, grida e forconi, ma un'azienda perfettamente efficiente; perché – scrive l'autore nella Prefazione all'edizione del 1961 – «il male supremo non è compiuto in quegli squallidi "covi del crimine" che Dickens amava descrivere. Non è compiuto neppure nei campi di concentramento e nei campi di lavoro. Lì vediamo il suo risultato finale. Invece viene concepito e ordinato (mosso, assecondato, portato avanti e scandito) in uffici puliti, caldi, coi tappeti e ben illuminati, da uomini tranquilli coi colletti bianchi, manicure perfetta e guance ben rasate che non hanno bisogno di alzare la voce». Un'immagine che, oggi come ieri, mette i brividi più di mille code biforcute e ali di pipistrello. Prefazione di Andrea Monda.
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Autore:
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Anno edizione:2022
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Antonio Poso Zurlo 23 agosto 2025
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ChiappiniA 04 aprile 2024Libro che parla a noi, di noi!
Le lettere di Berlicche potrebbero sembrare un libro fantasy, dove l’autore dà voce ad un diabolico ed arguto diavolo, proprio tal Berlicche, il quale, attraverso uno scambio epistolare, fornisce consigli ad un giovane aspirante demone. Questo appunto è quello che potrebbe sembrare, ma non è detto che in fondo lo sia veramente; infatti con l'incedere della lettura si scopre come in realtà si stia parlando di ben altro. Ad una attenta e non superficiale analisi, infatti, emerge come in realtà il buon Berlicche stia parlando proprio di noi, delle nostre paure, delle nostre debolezze, delle nostre vite e di tutto ciò che quotidianamente dovremmo combattere!!! Appare un esercizio alquanto illegittimo, da parte mia, commentare la penna magistrale di Lewis, sempre altamente ispirata, scorrevole e dolcemente profonda e, mai come in questo caso, incredibilmente provocatoria. La dedica del libro è una vera chicca, che in pochi sapranno apprezzare…
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FTLeo 10 settembre 2023Lewis non è solo "Narnia" - Meritevole!
C.S. Lewis lo conoscono un po' tutti per "Le Cronache di Narnia". Lui è noto comunque pure per "Le lettere di Berlicche", breve romanzo satirico in forma epistolare pubblicato nel 1942. In quest'opera l'autore disquisisce sagacemente su temi filosofici di altissimo valore, con grande arguzia e ironia. Ecco, in sintesi, la trama: Berlicche, un navigato diavolo, funzionario di Satana, erudisce sulla base di 31 lettere il suo giovane nipote, Malacoda, un diavolo tentatore, apprendista inesperto, delucidandolo sui mezzi e sugli espedienti più opportuni per dannare gli uomini. In particolare, egli consiglia Malacoda su come dannare l'anima di un giovane essere umano a lui assegnato, detto il "paziente". Noi lettori, però, leggiamo solo le lettere di Berlicche a Malacoda, non viceversa, anche se il loro contenuto può dedursi dalle risposte di Berlicche. Tutte le manifestazioni della vita - pensieri, preghiere, spiritualità, sessualità, paure, depressioni, amori, amicizie, divertimenti, vita sociale, piaceri, lavori, guerre ecc. ecc. -, ogni cosa, in breve, viene alterata a scopo diabolico. Che dire?... Libro non facile, sicuramente non rilassante, anzi, forse abbastanza pesante in molti punti, soprattutto per le continue ripetizioni concernenti le tentazioni e per alcuni concetti filosofici più o meno lambiccanti. Lo stile, nondimeno, è più che cristallino. Il romanzo si risolve più che altro in una sequela di lezioni sul valore del compimento di scelte consce nella vita, lezioni che Lewis tende a dispensare: ciò viene fatto descrivendo appunto una normale esistenza umana, quella del "paziente", insieme alle proprie blandizie e ai propri insuccessi analizzati secondo la visuale di un diavolo. Nonostante la appena detta gravosità contenutistica presente in molti punti del libro, ritengo si tratti di un'opera che ognuno dovrebbe leggere senza fallo almeno una volta nella vita!
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