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La camera chiara

La camera chiara

Nota sulla fotografia

di Roland Barthes

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Sinossi

Il volume raccoglie una serie di riflessioni, considerazioni, digressioni sul tema della fotografia. "Medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo", la fotografia viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi.

Altre informazioni

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laFeltrinelli Librerie - Milano

Scritto da Katia il 05 marzo 2012

Grande classico sulla fotografia di una voce autorevole come quella di Roland Barthes, che con una scrittura penetrante ci invita a conoscere una visione di questa arte al di là delle mode e della tecnica.

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Recensioni

fotografia

Scritto da marvel70 il 16 settembre 2010

si tratta di un interessantissimo saggio che, cogliendo spunto da esperienze personali, offre un'analisi dell'interpretazione dell'immagine fotografica che lascia certamente il segno

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La camera chiara

Scritto da Rossella.Iannone il 06 aprile 2007

Come descrivere il Particolare assoluto, la Contingenza suprema, la pressione dell'indicibile che vuole Esprimersi? Roland Barthes pensa che l'unico modo possibile non sia scrutare la Fotografia in sè, ma consista nello stabilire, attraverso uno scavo del tutto autobiografico, un unicum tra immagine e sentire, come in una sorta di percorso proustiano. Egli osserva innanzi tutto che una foto nasconde tre realtà: l'Operator (il Fotografo), lo Spectator (cului che Vede), e lo Spectrum (il soggetto fotografato). Barthes utilizza spesso termini rubati al latino perchè ritiene che l'etimologia delle parole latine sia impregnata di tutte le sfaccettature che egli vuol far emergere. Spectrum rimanda allo "spettacolo", ma anche alla morte: colui che viene fotografato è un soggetto che si sente divenire oggetto, e che dunque vive per un momento una micro-esperienza della morte, della parentesi. Una fotografia può essere indagata e può indagare. Può essere indagata attraverso lo studium, il che significa entrare in relazione col fotografo, condividerne o disapprovarne le scelte. Ma la fotografia può anche indagare, e farlo, attraverso ciò che Barthes chiama punctum, ovvero quella fatalità che punge, ferisce, ghermisce lo spectator. Ed è così che l'autore passa in rassegna alcune delle fotografie più belle che la storia ricordi, click di Nadar, di Sander, di Daguerre, di Atget. Un saggio di appena 119 pagine, ma che squarciano un nuovo spiraglio tra anima e arte.

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La mia recensione

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