Per mano mia
Il Natale del commissario Ricciardi
di Maurizio De Giovanni
€ 15,30
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- Listino€ 18,00EditoreEinaudiCollanaEinaudi. Stile libero bigData uscita25/10/2011
- Pagine360LinguaItalianoEAN9788806203429
Sinossi
Natale 1931. Mentre la città si prepara alla prima di Natale in casa Cupiello, dietro l'immagine di ordine e felicità imposta dal regime fascista, infieriscono fame povertà e disperazione. In un ricco appartamento vicino alla spiaggia di Mergellina sono rinvenuti i cadaveri di un funzionario della milizia nazionale forestale, Di Girolamo, e di sua moglie Costanza. La donna è stata sgozzata vicino alla porta d'ingresso con un solo colpo di lama, non rinvenuta; l'uomo è stato ritrovato nel suo letto, trafitto da oltre trenta coltellate. I colpi sono stati inferti con forza diversa: gli assassini potrebbero essere più di uno. La figlia piccola si è salvata perché stava a scuola con la zia, suor Veronica, una donna comica e grassottella, con le mani sempre sudate... Sulla scena del delitto, Ricciardi percepisce l'immagine di Costanza, che sorridente chiede: "Cappello e guanti?" mentre Di Girolamo ripete: "Non ti devo proprio niente". Ben presto scopre che Di Girolamo era stato promosso centurione per aver segnalato un'attività di contrabbando coi pescherecci, e che la statuina di san Giuseppe è stata gettata a terra e frantumata... Giuseppe è il santo protettore dei lavoratori: ma davvero una questione di lavoro è il movente del delitto?
Recensioni
Un bellissimo Natale
Scritto da Renzo.Montagnoli il 12 dicembre 2011
“- Ma certo, commissario. Il presepe è una delle più antiche e consolidate tradizioni del nostro popolo. Attraverso esso, nei momenti vari della storia di questa città, sono state rappresentate situazioni e personaggi entrati a far parte della fantasia popolare. Vedete, ogni presepe, anche il più povero, è su tre livelli: in alto il castello di Erode, là, che rappresenta il potere e la prevaricazione; in mezzo la campagna, col gregge, i pastori e il resto; in basso, e davanti, la grotta con la Natività.” Se le stagioni del commissario Ricciardi sono terminate (l’ultima, l’autunno, è del 2010) possono forse bastare a perpetuarne l’esistenza le festività, a cominciare appunto dal Natale, considerato che questo è ormai assai prossimo. Probabilmente de Giovanni non si attendeva il successo dei suoi libri, altrimenti non ne avrebbe limitato la serie a soli quattro, ma questo nuovo escamotage dovrebbe consentire ai lettori di deliziarsi con altre successive vicende. Ora si può dare per scontato che l’interesse di una serie vada scemando nel tempo, ma nel caso dei romanzi con protagonista Ricciardi non è accaduto e anche questo Per mano mia, sebbene un po’ debole, come i precedenti del resto, sotto l’aspetto della trama puramente gialla, si può dire perfettamente riuscito, proprio perché l’aspetto investigativo finisce solo con l’essere il pretesto per fornire un ritratto, assai veritiero e puntuale, di un’epoca e soprattutto perché ciò che importa sono le vicende private dei protagonisti. E’ un vero piacere ritrovare questo commissario tutto dedito al lavoro, ma immensamente solo e triste per quel segreto che si porta in cuore, il fatto, cioè vedere le vittime e udirne le parole o leggerne i pensieri nel loro ultimo istante di vita; poi ci sono i comprimari, da cui emerge prepotentemente il brigadiere Maione, che, con la sua bontà e il dolore che si porta dentro per la perdita di un figlio, è dotato di un’invidiabile carica umana che lo rende sempre più protagonista e infine le presenze puntuali della tata Rosa, del dottor Modo, di una Enrica che ritrova il suo essere donna, di una femmina fatale come Livia, perfino di Bambinella, un travestito dotato di una grande carica di simpatia. I rapporti fra questi personaggi, che esulano dalla trama gialla vera e propria, sono i pilastri portanti di tutte le opere di de Giovanni, presenze che danno corpo e consistenza al romanzo con le loro debolezze e le loro virtù. Non sono eroi, almeno nel concetto comune del termine, ma esseri umani non dissimili da noi e proprio per questo ci attraggono, ci legano indissolubilmente all’autore, che credo che, fra tutti, si ritrovi maggiormente, se non altro per la prestanza fisica, in Maione. Ho detto prima dell’epoca e in effetti il mondo del ventennio fascista è ben rappresentato, con la sua atmosfera cupa in cui le opportunità di delazione sono sempre in agguato, ma l’ambientazione è uno dei maggiori punti di forza di de Giovanni. La città di Napoli sotto il Natale, con le vie centrali brulicanti di venditori e di luci, e appena più in là con i quartieri miseri che vivono nel buio, è il soggetto di un quadro di grande efficacia, di un impressionismo che ci fa rivivere un periodo storico, al pari delle ballerine di can can di Toulouse Lautrec. I ricchi restano per lo più anonimi, mentre è fra i poveri che de Giovanni va a cogliere fiori di rara bellezza, personaggi per cui ci sono storie da raccontare, soffocati dall’indigenza, ma non privi di una scintilla di umanità che li rende avvincenti. Del resto è inutile cercare sensibilità in chi ha già tutto e l’ostenta, una classe di anonimi che le luci del Natale non riescono a illuminare, mentre è in chi vive nel buio che de Giovanni porta la sua luce, aprendo squarci su autentici umili eroi, perché è eroismo anche tirare avanti nonostante tutto, mangiare poco e male e costruire un piccolo povero presepe, affinchè anche la stella del Natale possa brillare in una baracca, rinnovando una speranza di riscatto oltre ogni situazione contingente. Ed è la notte, con il buio che scende sulla città, che fornisce di Napoli un quadro quasi fantastico, con le luci che risagono dal porto fin sulla montagna, un incantevole presepe naturale che palpita di vita, che dolcemente ci induce a sognare. Per mano mia è un romanzo stupendo, da leggere sempre, ma soprattutto ora che il Natale si avvicina, per ritrovarne il suo autentico messaggio.
Per mano mia
Scritto da Annalì il 03 dicembre 2011
Il passaggio da una casa editrice all’altra è, chissà perché, fonte di preoccupazione (cambierà, l’autore? Gli chiederanno cose? Deluderà? Che c’è dietro?). Poi, vabbe’, cominci a leggere e passa tutto perché Ricciardi, ancora una volta, ti prende e ti porta a Napoli. La storia è densa, e viene in mente l’autore che raccomanda di scendere dall’alto della città verso il mare per raccogliere storie. E così ti senti: come se de Giovanni, semplicemente, avesse mietuto storie, con larga falce, e ne avesse portata una gran bracciata fino a te che leggi, seminandone qui e là: spighe isolate, covoni grandi, mucchi più modesti, ma a ogni passo la vita di qualcuno che ti si squaderna davanti, o ti si mostra da una fessura che devi presto abbandonare per seguire un’altra via, un altro racconto, un’altra vita. Su tutte, la vita di Ricciardi, che si segue con ansia e partecipazione (mannaggia!, pare proprio che sia così corporeo, così vicino, il commissario!), a volte scapicollandosi in fretta nell’apprensione per quello che gli succederà, a volta costretti a fermarsi. Sì, perché de Giovanni, che si confessa scrittore quasi casuale, semplice ‘raccontatore’, ha un’abilità tutta sua nel costringere l’attenzione su ciò che vuole. Scrive bene, l’autore, bene assai, magari usando moduli sapientemente costruiti e per nulla casuali: ad esempio (da qualche tempo) quei capitoli dove l’anafora fa da guida attraverso finestre, strade e voci diverse (come le pagine bellissime, indipendenti, dolci-amare, che raccontano il Natale che si avvicina). E poi, in filigrana, una attenta e precisa ricerca storica, che sa di polvere, di archivi, di sale del porto; che rimane in disparte e in sottofondo, ma, a saperla vedere (e a me piace girare per archivi in cerca di storie), rivela un gran lavorio di storico attento. E c’è anche il giallo, naturalmente; ci sono i morti, e la ricerca investigativa, e una soluzione che si fa strada lentamente, così che a metà tu punti il dito su un personaggio e a tre quarti cominci a pensare a un altro, e poi scuoti la testa a dirti che è impossibile, e poi ci pensa de Giovanni a mostrarti che, a Napoli, a Natale, tutto è possibile, tra il sangue, i presepi, e una statuina rotta di San Giuseppe.
Ottimo
Scritto da alfonsogiannino il 02 dicembre 2011
De Giovanni è, ormai, il miglior autore di gialli in Italia... L'umanità dei suoi personaggi è, secondo me, la qualità migliore dei suoi racconti, Ricciardi, Maione, Livia, Enrica, Rosa, ti rimangono dentro, come se fossero persone che conosci da sempre... Nonostante il passaggio ad un editore di maggiore importanza, riesce ancora a scrivere con il cuore, e lo fa divinamente...
passo falso
Scritto da nikogelal il 22 novembre 2011
Aspettavo il ritorno del Commissario Ricciardi, ma questo primo episodio della nuova serie mi ha deluso. È un racconto forzato, a tratti ripetitivo, macchinoso e poco ispirato. Speriamo nella prossima festività. Inoltre, rimpiango davvero la bellezza e la poesia della veste grafica delle edizioni Fandango; completamente assenti in questo volume Einaudi: de Giovanni, ne valeva la pena?
AMMUCCHIATA PRETESTUOSA, ALTRO CHE PRESEPE "DA CASA CUPIELLO"!!!
Scritto da MarioDAndreaMI il 08 novembre 2011
Le delusioni più cocenti provengono dagli autori che si sono amati e da cui ci si aspettano nuovi "doni". "Il giorno dei morti" rimane, per quanto mi concerne, l'espressione massima dell'opera di Maurizio de Giovanni. Il passaggio da Fandango a Einaudi potrebbe apparire come la conquista di un posto al sole nel panorama editoriale rispetto ad un posizionamento di nicchia per un numero ristretto di "aficionados". In realtà mi sembra comporti invece un calcolo cinico di maggiore visibilità; del tutto legittima per un professionista, meno comprensibile per chi intende essere ammirato per passaparola e per contenuti non di massa. Il caso Camilleri è unico ed irripetibile. E purtroppo mi sento tradito da questa operazione di de Giovanni che mi sembra una grande ammucchiata pretestuosa, senza lo spirito che ha caratterizzato le opere precedenti. Ritroviamo infatti, in questo "Per mano mia" tutti i personaggi apparsi nelle opere precedenti: il commissario Ricciardi, Rosa, Enrica e Livia; Raffaele Maione, sua moglie Lucia, Bambinella; il dottor Modo. E i nuovi comprimari di questo improbabile intrigo alla vigilia di Natale. Ma l'impressione, almeno la mia, è quella di una costruzione "a freddo", di testa, meglio ancora "a tavolino" per perpetrare, anzi alimentare il successo di una formula (quella delle stagioni) riproponendola nella versione delle feste comandate. Manca la passione e la creatività. Le figure di contorno sono stereotipate; la trama del tutto assurda (non svelo il colpevole, ma si tratta di un colpo di scena davvero debole e forzato). Inoltre, pur senza nominarli, se non nella nota dei Ringraziamenti, de Giovanni "osa" persino scomodare i fratelli De Filippo e la prima rappresentazione (con data adattata alle esigenze del romanzo) di "Natale in casa Cupiello"!!! Forse bisognerebbe rendersi conto del fatto che alcune vene creative si esauriscono ed è preferibile aprire nuove piste, piuttosto che cercare nuovi editori. Mi ripeto l'amarezza è tanto maggiore, quanto grande era l'ammirazione per la sensibilità squisita espressa nei romanzi precedenti. Non penso proprio che acquisterò i prossimi romanzi di de Giovanni (che è comunque un ottimo scrittore e che per molti lettori rappresenterà una scoperta), salvo ricredermi di fronte all'evidenza di un ritorno alle origini.







