Un Coe acerbo
Scritta il: 01 marzo 2009
Appena ho notato tra i nuovi arrivi in libreria la riedizione del suo terzo romanzo The dwarves of death, pubblicato nel 1990, ma ancora non letto, l’ho preso a scatola chiusa. Il titolo italiano riprende la prima di una lunga serie di citazioni musicali degli Smiths, posta da Coe nell’introduzione ad ogni capitolo. E da subito si ha la netta sensazione di come l’autore abbia partorito quest’opera totalmente immerso nell’atmosfera degli album anni ‘80 di Morrissey e compagni: un vero e proprio tributo a questa storica band. A cominciare dal protagonista, William (singolo del 1984: William, It Was Really Nothing) un ventenne approdato nella metropoli londinese come tanti, per realizzare il suo sogno: sfondare nel campo musicale. La vicenda si snoda tra l’appartamento di periferia affittato in condivisione con l’enigmatica Tina, surreali prove con la sua strampalata band The Alaska Factory, improbabili uscite con l’algida fidanzatina Madeline, e ambigue chiacchierate con l’amico Tony. Non vi svelo altro, perchè tutto il romanzo è incentrato attorno ad un grottesco giallo, che vedrà coinvolto William, in nome della tanto cara a Coe vulnerabilità dell’uomo, nella vita del quale eventi marginali o semplici equivoci possono far approdare a destini inimmaginabili e spesso difficili da cambiare o da accettare. Il voto è solo per farvi capire che questo romanzo può essere un ottimo punto di partenza per avventurarsi alla scoperta dell’opera di Coe, ma il meglio sicuramente lo troverete nei romanzi successivi: vi consiglio La famiglia Winshaw (1995), La casa del sonno (1998), La banda dei brocchi (2002), Circolo chiuso (2005), tutti editi da Feltrinelli.



