Tempi di lettura
Scritta il:
23 novembre 2009
Ho già letto il romanzo di Baricco, Emmaus, acquistato ieri mattina.
Ci sono libri accoglienti, che si fanno leggere con facilità (non perché siano semplici): il periodare fitto e breve favorisce la concentrazione, ti lega al racconto e non lascia spazio a distrazioni; allora procedi di corsa, a tratti quasi con affanno, per scoprire cosa accade alla fine del paragrafo, nell'ultima riga, in fondo alla pagina, nella pagina successiva e nelle altre, fino alla conclusione. È come bere una bibita ghiacciata quando hai la gola riarsa per la calura estiva e non frapponi intervalli tra un sorso e l'altro, ma ingurgiti quel liquido fresco tutto d'un fiato, con un piacere immediato, anche se, a volte, effimero; e la sete non si placa.
Si ha fretta di arrivare all'explicit dove il tutto si compie, le atmosfere evocate si armonizzano e il mistero si svela. Emmaus è raggiunta, la città invisibile conquistata, l'insegnamento recepito: la realtà si interpreta secondo un cliché, ma non si comprende; ogni esperienza ha un valore, ma soffermarsi sul particolare non garantisce che si colga il senso dell'insieme. Lungo il tragitto scopriamo che la piatta, prudente, grigia, ma rassicurante, normalità (da noi codificata, rispondente a regole da noi ritenute tali) può essere un abito che copre il dolore e l'evidenza delle "cose" (sgradite o desiderate che siano), un palliativo che anestetizza, ma impedisce di guarire e di ri-costruire.
Intanto la vita scorre, ma l'esistere non si adempie.
Viviamo senza accorgercene, senza riconoscere ciò che è noto, se questo si ripresenta inaspettato, in un'aura fantasmatica. Perduti nei gorghi dell'ovvio, finiamo per diventare estranei a noi stessi.
Baricco, con il suo Emmaus, induce a riflettere sulla tendenza a trascurare l'essenziale nascosto dai bagliori di ciò che è in superficie, ed è solo apparenza.
Ognuno si fa un'idea del mondo, anche di quello a sé più prossimo, che non corrisponde a verità, e su quella illusione, inconsapevolmente, costruisce la sua gioia e il suo dolore.
E non basta una fede a fare luce.