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Scritta il: 09 dicembre 2011
Mi è piaciuto molto. diverso dai precedenti
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EmmausLibri
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"Abbiamo tutti sedici, diciassette anni – ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”. Il nuovo romanzo di Alessandro Baricco.
Scritta il: 09 dicembre 2011
Mi è piaciuto molto. diverso dai precedenti
Scritta il: 24 dicembre 2010
la storia è abbastanza intrigante, forte, quasi angosciante. ma non è il solito Baricco, quello dei suoi capolavori, quello che adoro.
Scritta il: 02 dicembre 2010
Emmaus di Baricco è un romanzo breve, scritto benissimo, con la solita eleganza e maestrìa che contraddistingue la scrittura di questo autore. Chi ha già letto qualcosa di Baricco noterà che in questo romanzo cambia qualcosa. E' una storia, in apparenza, più reale ma che a ben guardare sprofonda ancora più nello spirituale. Manca la magia sorridente e malinconica di Oceano Mare, per esempio. La storia racconta di quattro ragazzi intorno ai diciotto anni; della loro fede un po' bigotta e non matura; del circolo chiuso della loro amicizia che non prevede il mescolarsi di persone di ceti sociali diversi. Racconta l'incontro, la seduzione, l'orrore... "Orrore" che a detta di uno dei quattro ragazzi, Il Santo, non è orrore bensì il fiorire di un germoglio. Lo sbocciare di un seme che era già stato piantato, anche se se non si vedeva ma la cui maturazione era inevitabile. Questo romanzo è uno sguardo crudo e, sotto sotto, benevolo, comprensivo verso le debolezze umane, verso gli occhi degli uomini che vedono un pezzo alla volta, verso gli orrori che possono maturare. E' un romanzo che parla degli uomini; delle loro solitudini, follie, paure, del loro coraggio, dei loro fallimenti. Non è un romanzo facilissimo e, forse, nemmeno di impatto immediato. Credo sia più da "digerire". A me è piaciuto davvero molto.
Scritta il: 11 novembre 2010
amo baricco ma questo libro mi ha deluso. mi manca il suo stile di scrivere..mi manca oceanomare o city..mi mancano gli spazi vuoti tra le parole.. ultimamente baricco delude e mi dispiace, ho pure lasciato in sospeso i barbari e questa storia
Scritta il: 18 settembre 2010
E' un libro che si legge in pochi giorni, nitido, preciso, scorrevole (d'altronde come tutti i libri di Baricco). E' un libro concreto, in quanto ben descrive quella educazione e quella formazione cattolica-cristiana che vengono quasi e spesso inculcate a ragazzi di brave famiglie medio-borghesi che poi, crescendo, si trovano a fare i conti con situazioni ed emozioni differenti da quelli a cui sono stati abituati, arrivando a forti conflitti interiori, alle disillusioni che spesso, come in questa storia, non sanno affrontare. La scelta del titolo e quindi del riferimento all'episodio evangelico di Emmaus, lasciano al lettore audace una triste sensazione di speranza e di attesa. Lo stile e la modernità della scrittura e la sintassi innovativa, tipici dell'autore, ben ritraggono la giovinezza e la vitalità dei protagonisti. Un libro breve, ma consistente, fortemente intenso.
Scritta il: 15 settembre 2010
Consiglio questo libro soprattutto a ragazzi giovani che come me possono capire a fondo il significato di questo racconto e magari imparare anche qualcosa sulla vita. Personalmente l'ho apprezzato molto, come d'altronde tutti i libri di Baricco.
Scritta il: 15 settembre 2010
L'aspetto positivo dei libri di Alessandro Baricco é che non sono mai troppo corposi: li si potrebbe definire racconti lunghi, piuttosto che romanzi. Il che é decisamente quanto indispensabile a non lasciarsi mortalmente annoiare dallo stile baricchiano, in costante inseguimento della bella frase che fulmini il lettore per la propria acutezza e sonorità. Tanto di cappello all'estetica, per carità, ma provateci voi a mantenere, per centinaia di pagine, la stessa tensione poetica: c'é una ragione per cui gli haiku sono tanto brevi. La sottoscritta, per esempio, non potrebbe andare al di là del raccontino breve, a quel ritmo. E neanche Baricco, dopo tutto, ce la fa: ecco che all'ennesimo romanzo pubblicato si avverte tutta la stanchezza dello stile, ormai divenuto autoreferenziale, ma ancor più la totale inconsistenza di contenuti. Ah, bei tempi quelli di "Seta" o "Oceano mare", quando ancora noi lettori eravamo disposti a lasciarci affascinare dalle trame sospese fra la realtà ed il meraviglioso, dove prevaleva il Baricco cantastorie! Nei panni di narratore di realtà, quale vorrebbe essere con "Emmaus", Baricco si rivela ben al di sotto dell'impresa. Sceglie un tema piuttosto complesso, quello delle esperienze di alcuni adolescenti di formazione spiccatamente cattolica nell'Italia degli anni Settanta: gli ingredienti per il salto di qualità ci sono tutti. C'é la fede ed il rapporto fra questa e la realtà - tema su cui ancora oggi sembriamo piuttosto confusi nella penisola; c'é l'amicizia fra adolescenti ed i misteri di un simile legame, composto di torbidi segreti di famiglia e fidanzate vergini fino al matrimonio; ci sono abbandoni, suicidi, depressione, sesso. Un sacco di carne al fuoco, eh? Per questo, quando inizi a leggere, pretendi che sia per lo meno sbalorditivo. Invece l'unico sbalordimento é per la serie di clichés che il buon Baricco ("buon" é per lo stile, tanto per non essere troppo cattivi) riesce ad infilare l'uno dietro l'altro. Il più clamoroso? I protagonisti intrecciano le proprie storie - ma non solo quelle - alla vita di Andre, la cui vita nel mondo (il mondo che la fede insegna loro a rifuggire, evidentemente) diventa oggetto della loro curiosità. Andre, ed é solo il primo dei "naturalmente", é bellissima. Andre, naturalmente, é spregiudicata fino alla crudeltà. Andre, naturalmente, ha un passato sofferto. Una bella e dannata, dal passato doloroso. Si poteva essere più banali di così? Beh, in effetti sì: si poteva gettare Andre fra le braccia dei nostri eroi, alla faccia dell'educazione cattolica, e lasciarla incinta del più (supposto) santo fra i quattro amici. Ed in effetti Baricco, con "Emmaus" é riuscito anche in questo.
Scritta il: 14 settembre 2010
Premetto di adorare Baricco e il suo modo di scrivere, tuttavia in questo libro mi ha un po' deluso. Ho ritrovato temi scontati attorniati da belle parole. La storia non ha uno spessore rilevante, sembra più un libro di aforismi. In alcuni passi mi ha ricordato Niccolò Ammaniti. Essendo Baricco l'autore mi sarei aspettata di più.
Scritta il: 11 settembre 2010
Questa volta Baricco non riesce a sorprendere, anzi si ripete e si ripete senza forse accorgersene mai . Delude specie per chi gli è affezionato.
Scritta il: 05 settembre 2010
"Abbiamo tutti sedici, diciassette anni – ma senza saperlo veramente, è l'unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato." Ecco la frase iniziale di questo romanzo. Quattro ragazzi che vedono sconvolta la loro vita dall'arrivo di Andre, una ragazza misteriosa che li affascina e li travolge nella spirale dei sentimenti. Ho trovato questo libro strano, non mi ha lasciato una buona sensazione addosso, ho letto quasi tutto di questo scrittore e questo romanzo forse mi ha un pò delusa. In ogni caso lo consiglio, in quanto penso che abbia qualcosa di affascinante questo romanzo, che lascia da riflettere al lettore.
Scritta il: 09 agosto 2010
Un libro semplicemente meraviglioso. Toccante, vivo, intenso, scorrevole... Baricco non delude, ogni suo libro è una nuova scoperta... Camminiamo tutti verso un'ideale Emmaus e l'autore ci porta per mano...
Scritta il: 06 aprile 2010
Un Baricco diverso, un linguaggio a tratti difficile, complicato, soprattutto per chi è abituato al suo linguaggio fluente e magico. La storia è bella, anche se con più di qualche elemento di incompiutezza.
Scritta il: 15 febbraio 2010
beh, il libro è buono, ma ero abituato, forse troppo bene, ad un Baricco ben diverso! non so, non mi ha convinto alla grande, anche se al solito la storia va via veloce e la scrittura è la solita, fluente.
Scritta il: 05 febbraio 2010
Un libro che non ha nulla a che vedere con capolavori come "Seta", "City", "Oceano Mare". Inizia con 3-4 pagine davvero intense che scorrono piacevolmente...ma sono le uniche che valga davvero la pena leggere. In quelle righe l'autore vuole fornirci una chiave di lettura...peccato che in quelle successive non ci fornisca realmente una "porta da aprire". Si fa fatica a finirlo, onestamente. O forse è che da lui si pretende sempre troppo. Sta di fatto che se vi aspettate le solite magie alla Baricco purtroppo resterete delusi.
Scritta il: 03 febbraio 2010
La cosa che ho amato di più di questo libro sono le tre o quattro pagine iniziali, splendide e profondamente esplicative. Con questo libro ho ritrovato un pò dello smalto di Baricco che, a mio parere, aveva perso dai tempi di Novecento e Seta. Introspettivo.
Scritta il: 26 gennaio 2010
Emmaus, città della Palestina famosa per l’apparizione di Gesù a due discepoli. Qui è Torino, anni ’70, anche se dove e quando non ha nessuna importanza. Siamo quattro amici, Bobby, Il Santo, Luca e “Io”, ma al bar preferiamo l’evanescente fenomeno della fede; si, borghesi e cattolici praticanti. Abbiamo tutti sedici, diciassette anni “ma senza saperlo veramente”, aspettando che Il tempo scorra silenzioso, privo di dialoghi; quasi parlasse a bigliettini scambiati sottobanco. Questa volta non due generazioni, ma due universi sono a confronto. Uno arroccato nei suoi pensieri, ha come obiettivo primario i destini misurati, scritti, spenti ; l’altro è tanto asfissiato dal dramma quanto dalle controversie della raffinatezza da sembrare imprendibile. E’ Andrea il motivo di scontro, il ciclone. E se accettassimo quell’ “habitat assurdo, fatto di dolore represso e quotidiane censure”. O se ne fuggissimo? Chissà se è nel metabolismo di quel dolore che si insinuerà il dubbio, ma anche il germe, che il tutto non sarà né nobile, né giusto, né fermo. Non riporteremo mai il mondo agli antichi fasti, se pure ci fossero stati un tempo. E’ forse nel momento stesso in cui neghiamo di poter essere degli eroi che diventiamo uomini. E se prendersi cura degli altri fosse soltanto follia e non puro Vangelo? Se scoprissimo infine (ma direi anche finalmente) che la bellezza estetica è li, davanti ai nostri occhi, e che non deve essere sottomessa a quella morale? Sarà forse quello il momento in cui smetteremo di rispettare le emozioni e le sbatteranno in faccia a tutti, pur di farci capire. Il sesso, la musica, la morte … semplice? e pura umanità. Alla fine è inutile scappare dalla tragedia o dalla mischia e far finta a tutti i costi che non esistano, tanto “chi ha iniziato a morire, non smette mai di farlo”. Neanche un mondo. A.
Scritta il: 04 gennaio 2010
Non mi è piaciuto, ho fatto fatica a finirlo e soprattutto non mi ha lasciato niente. Lo dico con dispiacere perchè Baricco mi piace, e molto, ma in questo libro ho sentito la sua fatica di portarlo a termine e la vanità di inutili sperimentazioni. Amo la punteggiatura e pure i trattini, ma quando sono usati senza una reale necessità, i trattini intendo, risultano fastidiosi e mi obbligano a pause non necessarie ai fini della storia. Peccato, speriamo che ritorni a fare lo scrittore, dimenticandosi di insegnare agli altri a scrivere.
Scritta il: 17 dicembre 2009
Seguo da sempre Baricco perchè mi sono innamorata del suo stile con Novecento e con Seta. Queste erano due poesie, non due libri. Si leggono d'un fiato e ti fanno davvero provare qualcosa, sono pagine appena appena sussurrate..due favole. Perciò lo seguo, perchè cerco ancora quel brivido..ed invece Emmaus mi ha delusa. Con questo romanzo Baricco, a mio parere, ha davvero tirato troppo la corda. Una storia inconcludente ed insipida, a tratti sconnessa e con uno stile troppo, davvero troppo, sforzato per essere apprezzabile. Forse sono io a non aver capito dove volesse andare a parare..
Scritta il: 10 dicembre 2009
Non un gesto, non uno sguardo, non una parola di troppo in questo libro. Letto tutto d'un fiato, un'emozione a ogni pagina a ogni parola. E' una storia che mi rimarrà dentro. Grazie Baricco
Scritta il: 23 novembre 2009
Ho già letto il romanzo di Baricco, Emmaus, acquistato ieri mattina. Ci sono libri accoglienti, che si fanno leggere con facilità (non perché siano semplici): il periodare fitto e breve favorisce la concentrazione, ti lega al racconto e non lascia spazio a distrazioni; allora procedi di corsa, a tratti quasi con affanno, per scoprire cosa accade alla fine del paragrafo, nell'ultima riga, in fondo alla pagina, nella pagina successiva e nelle altre, fino alla conclusione. È come bere una bibita ghiacciata quando hai la gola riarsa per la calura estiva e non frapponi intervalli tra un sorso e l'altro, ma ingurgiti quel liquido fresco tutto d'un fiato, con un piacere immediato, anche se, a volte, effimero; e la sete non si placa. Si ha fretta di arrivare all'explicit dove il tutto si compie, le atmosfere evocate si armonizzano e il mistero si svela. Emmaus è raggiunta, la città invisibile conquistata, l'insegnamento recepito: la realtà si interpreta secondo un cliché, ma non si comprende; ogni esperienza ha un valore, ma soffermarsi sul particolare non garantisce che si colga il senso dell'insieme. Lungo il tragitto scopriamo che la piatta, prudente, grigia, ma rassicurante, normalità (da noi codificata, rispondente a regole da noi ritenute tali) può essere un abito che copre il dolore e l'evidenza delle "cose" (sgradite o desiderate che siano), un palliativo che anestetizza, ma impedisce di guarire e di ri-costruire. Intanto la vita scorre, ma l'esistere non si adempie. Viviamo senza accorgercene, senza riconoscere ciò che è noto, se questo si ripresenta inaspettato, in un'aura fantasmatica. Perduti nei gorghi dell'ovvio, finiamo per diventare estranei a noi stessi. Baricco, con il suo Emmaus, induce a riflettere sulla tendenza a trascurare l'essenziale nascosto dai bagliori di ciò che è in superficie, ed è solo apparenza. Ognuno si fa un'idea del mondo, anche di quello a sé più prossimo, che non corrisponde a verità, e su quella illusione, inconsapevolmente, costruisce la sua gioia e il suo dolore. E non basta una fede a fare luce.