Scintille d'anime vaganti
Scritta il: 27 aprile 2010
Ho letto "Scintille" perché incuriosita dall'intervento che Gad Lerner ha fatto da Fabio Fazio a "Che tempo che fa": era commosso mentre parlava di questo libro, così intimo ma così necessariamente pubblico. Intimo perché parlare dei propri genitori ancora in vita, delle loro vicende private, non è semplice nè facile: ti trovi posto in piazza a dichiarare che tuo padre ti chiama Dadone, che ti disprezza anche un po', tu giornalista noto e controverso, ma che ti circondi di un'aurea da grande intellettuale. Necessariamente pubblico proprio per la tua notorietà, che ti permette di entrare in Libano come giornalista e di incontrare ambasciatori, nobili libanesi e portavoci degli Hezbollah. Il libro scarnifica l'anima del giornalista, alla ricerca delle sue origini, tra Ucraina e Libano. Un'anima inquieta, preda di un vorticare di sensazioni e di voci che dall'aldilà lo invocano e lo trascinano. Attratto dal lusso artefatto dei nobili libanesi, che volutamente ignorano lo scempio della recente guerra civile e delle disastrose guerre contro Israele, se ne allontana però quando incontra persone più autentiche e più vere, come l'autista Atef, capace di una intima e partecipata comprensione umana. In Ucraina si sente meno coinvolto: rivive la tragedia della Shoà con la dovuta partecipazione che ci si aspetterebbe da un ebreo, ma la voluta negazione che c'è stata in famiglia della drammatica vicenda e la chiusura totale nei confronti del resto della famiglia Lerner e Borgman uccisa dai nazisti (per non soffrire? Per pudore? Per vergogna di essere rimasti vivi?) rimane come un muro, che è difficile travalicare, anche con la comprensione e la vicinanza della famiglia, della moglie e dei figli. E', questo, un bellissimo libro, che ci fa conoscere la persona Gad Lerner senza falsi pudori, che vive un disagio profondo e reale con il padre da cui vorrebbe verità e amore senza condizioni.




