La morte di Bunny Munro
Scritta il: 28 ottobre 2009
da www.panchinedimilano.com Cara Vera, "La morte di Bunny Munro" mi sembrava abbandonato su una scrivania della redazione. Un’edizione Feltrinelli, la riconosci subito. E allora l’avevo sfogliato. - Se vuoi, puoi prenderlo -, mi aveva detto un collega. - Grazie –, avevo risposto colpito dall'insolita generosità. In attesa del bus che mi riportava a casa ne avevo già letto 25 pagine. Lo dico solo per annotare l’efficienza dei trasporti milanesi. Perché, quanto a quelle pagine, avevo già perso il conto degli amplessi e delle masturbazioni di Bunny Munro, rappresentante porta a porta di cosmetici con una Punto gialla, una moglie suicida a causa dei tradimenti del marito e un figlio di 9 anni, Bunny Junior, dagli occhi cisposi per una blefarite . Questa visione del mondo fallocentrica in fin dei conti non è meno riduttiva di quella teocentrica, ho pensato, e parimenti consolatoria. Sto divagando, lo so, in cerca di uno spunto. A pagina 156 Bunny Junior, chiuso in macchina in attesa del padre, che nella triste villetta poco distante sta facendo sesso con l'ennesima potenziale cliente di creme e profumi, conversa con una bimba in bicicletta: “Mia mamma è morta,” dice senza preavviso […] “Ah sì?” dice la bambina, poi si avvicina con la bici al finestrino e Bunny Junior vede che ha dello smalto rosso brillante sulle unghie e un velo di ombretto azzurro sugli occhi. “Vorrei che mia madre morisse,” dice. “E’ una troia di merda.” La deriva dei due Bunny si avvia a una rapida conclusione in una piovosa Inghilterra del Sud. Il fascinoso padre, con il ciuffo ribelle sulla fronte, una Lambert & Butler sempre in bocca, i postumi persistenti di troppe bottigliette mignon bevute ogni notte in stanze d’albergo dai colori acidi, gli abiti che puzzano di fumo, la cocaina, gli appetiti insaziabili sente la sua vita sciogliersi come i suoi lineamenti. La moglie è morta, ha un bimbo al seguito del quale non sa cosa fare, il padre è morente, le clienti che visita e scopa abitano case malandate, sporche, dai tappeti logori. Il suo ciuffo ribelle ormai è uno straccio vecchio. Lo schianto della Punto gialla contro una betoniera rossa pone fine alla sua esistenza e finalmente e fortunatamente anche al romanzo psichedelico dell'australiano di nascita Nick Cave, 52 anni,, leader e voce rock di The Birthday Party, The Bad Seeds e Grinderman. Eccheccazzo!, come aveva ripetutamente esclamato Bunny Munro dopo che Charlotte Parnovar gli aveva spaccato il naso con un colpo secco e lo aveva scaraventato fuori dalla porta della villetta bifamiliare insieme alla valigetta ''rovesciando sul prato malconcio il suo carico di campioncini e flaconcini''. Claudio Mori, www.panchinedimilano.com





