
Il giorno prima della felicità
di Erri De Luca
€ 5,95
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- Listino€ 7,00EditoreFeltrinelliCollanaUniversale economicaData uscita12/01/2011
- Pagine144LinguaItalianoEAN9788807722301
Sinossi
Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta: elettricista, muratore, portiere dei quotidiani inferni del vivere. Da lui impara il giovane chiamato “Smilzo”, un orfano formicolante di passioni silenziose. Don Gaetano sa leggere nel pensiero della gente e lo Smilzo lo sa, sa che nel buio o nel fuoco dei suoi sentimenti ci sono idee ed emozioni che arrivano nette alla mente del suo maestro e compagno. Scimmia dalle zampe magre, ha imparato a sfidare i compagni, le altezze dei muri, le grondaie, le finestre – a una finestra in particolare ha continuato a guardare, quella in cui, donna-bambina, è apparso un giorno il fantasma femminile. Un fantasma che torna più tardi a sfidare la memoria dei sensi, a postulare un amore impossibile. Lo Smilzo cresce attraverso i racconti di don Gaetano, cresce nella memoria di una Napoli (offesa dalla guerra e dall’occupazione) che si ribella – con una straordinaria capacità di riscatto – alla sua stessa indolenza morale. Lo Smilzo impara che l’esistenza è rito, carne, sfida, sangue. È così che l’uomo maturo e l’uomo giovane si dividono in silenzio il desiderio sessuale di una vedova, è così che l’uomo passa al giovane la lama che lo dovrà difendere un giorno dall’onore offeso, è così che la prova del sangue apre la strada a una nuova migranza che durerà il tempo necessario a essere uomo.
Recensioni
T'aggia 'mpara' e t'aggia perdere
Scritto da Giovanni_Belfiori il 08 giugno 2011
C'è che ogni volta che si legge Erri De Luca è come se fosse 'il giorno prima della felicità'. La storia che si percorre nelle pagine è bella e basti questo aggettivo per definirla; raccontarla tutta non si può, perché si perderebbe il gusto di leggere il libro. Gli anni sono i Cinquanta del dopoguerra, la città è Napoli. C'è un ragazzino che è chiamato “'a scigna” perché come una scimmia s'arrampica ovunque, e la bambina Anna attaccata ai vetri della finestra al terzo piano. Il ragazzino è orfano e cresce con Don Gaetano, il portiere dello stabile, orfano anch'egli, prete spretato, emigrante in Argentina dove dava lezioni di latino ai figli dei ricchi, e ora portiere aggiusta-tutto e con un dono particolare; è una figura centrale perché è un “raccoglitore di racconti” (“Quando è toccato a don Gaetano di essere bambino nessuno raccontava storie nell'orfanotrofio, allora ci pensava lui...”, e perché il ragazzino apprende da lui a diventare uomo: a giocare a scopa, a cucinare pasta e patate, a scoprire il sesso, a capire la città, quella che s'era stancata dei nazisti e “cacciava la testa fuori dal sacco”. Da don Gaetano ascolta il racconto della rivolta dei napoletani contro le offese dell'occupante, ascolta la storia dell'ebreo-napoletano, apprende l'uso del coltello e la raccomandazione “di tenerlo per salvezza, senz'altro uso”. La storia s'incammina verso un dramma, verso una nuova partenza: migrante Don Gaetano, migrante il ragazzino. Perché in questa vita, e in quella Napoli, l'amore è mescolato al rituale, alla passione, alla scena, e Anna, la bambina Anna, Anna dei ricordi, dell'amore, delle voglie, Anna che cerca lacrime e sangue, sarà il filo rosso che legherà le due sorti di migranti. Nelle storie di Erri De Luca-e in questa in particolare- c'è la consapevolezza del limite e il desiderio di vedere oltre il confine, c'è un pessimismo della ragione e una compassione dei sentimenti, c'è il senso della vita breve, il passato che si infila nelle vie della memoria e ritorna declinato al presente, c'è la voce del bambino, dei ragazzini. C'è una malinconia che ti strugge, ti afferra dalla prima all'ultima pagina e anche se ridi con certe scene, anche se sorridi per l'ironia, è una malinconia che non ti esce mai. Non ci sono mai, invece, le parole di troppo, il dolore esibito, la ricerca di un consenso ruffiano del lettore. In questo libro ho trovato alcune pagine di letteratura amorosa che fanno intuire quanto profondo sia lo studio di Erri De Luca per il Popolo della Parola, e ho avvicinato le sue righe a quelle tragiche e senza tempo del Libro delle Interrogazioni di Edmond Jabes: il ragazzino e Anna sono Sarah e Yukel. “Fai piano Anna, mi spezzi.” “Zitto, ascolto il tuo sangue pieno d'aria” (…) “Ti ho fatto male?” “No.” “Hai paura?” “Sì.” “Di me?” “Sì e nessun coraggio sarà bello come questa paura.” (…) “E' il nostro, è l'inchiostro del patto (il sangue virginale ndr). Tu hai messo dentro di me la tua iniziale che ho aspettato intatta. Le darò un corpo e un nome.” “Anna, tra le tue mani conosco il mio uso, servo a questo.” (…) “Posso baciarti io?” “No, tu sei polline, ubbidisci a me che sono il vento.” Anche nella forma serrata del dialogo, che avviene in uno spazio espulso dal tempo per rimanere dentro ogni tempo, c'è la somiglianza, e così nella ferita che provoca la parola, la lettera. La cifra di questo romanzo breve è nella parola che non ci concede di entrare fino in fondo, è nell'amore che apre alla tempesta, è nel viaggio e nelle partenze, nel corpo disteso senza vita che è il presente e nel mare lontano che è il futuro. E' nella perdita incolmabile che arriva quando ti sembra d'aver finalmente penetrato la vita. Dice Don Gaetano all'inizio e alla fine del libro, a proposito del gioco delle carte: “T'aggia 'mpara' e t'aggia perdere”. Ti devo insegnare, e poi ti dovrò perdere.
Emozionante
Scritto da sabrinastella il 12 aprile 2011
Una scrittura asciutta ed essenziale nella quale nulla è lasciato al caso. Storia profonda e coinvolgente. Molto poetico.







