Affascino, taranta e iettatura
Scritta il:
06 settembre 2010
In una raccolta di scritti gramsciani sulla religione ("La religione come senso comune; ed. EST" - Libro che consiglio vivamente perchè svela profetico le potenti correnti sotterranee del discorso politico che si trascina in questa nostra bella penisola) il curatore La Rocca cita Ernesto De Martino come l'unico continuatore della ricerca del maestro sardo. La potenza evocativa di "Sud e magia" può essere però apprezzata aimè solo da pochi (almeno da quanto si legge dalle sprezzanti note di chi ha commentato lo scritto in questa social network). Non è un caso che la stragrande maggioranza dei miei concittadini ha perso ogni contatto con la seria analisi, con la prassi di una vita activa, con la terra, con papà Gramsci...
Ero in vacanza in terra salentina quando una cara ragazza di Porto Cesareo mi tocca le radici scoperte delle mie origini pugliesi: anch'io ho l'abitudine ormai di sottolineare con "benedica!" il gradito apprezzamento di estranei nei confronti della mia bambina. Come faceva mia nonna e come ancora oggi si usa fare da quelle parti: un gesto che è una parola che è anche pharmakon: benedica! Si allontana così l'affascino e il potere nefasto della fascinazione che l'inevitabile forza distruttiva della mimesi si porta dietro trascinando tutto nelle grinfie del maligno. La sensibilità degli antichi faceva da scudo con scongiuri e riti sincretici che re-legavano il male a cui l'uomo è tanto più esposto tanto più sono le condizioni di indigenza e bisogno. E il guaritore al margine del villaggio non rifiutava il suo aiuto a nessuno, nemmeno alla più sventurata famiglia senza speranza perchè lasciata sola dal resto della comunità e senza il rifugio nella salvazione della gaia scienza.
Ma non spaventatevi pensando di incocciare in una trattazione ostica e seriosa. Chi ama Totò si sarà chiesto da dove deriva la mitica figura dello iettatore: losco figuro vestito di una eleganza borghese, improbabile risposta "laica" all'affascino. L'origine della maschera dello iettatore rivela come la religione scavando sottorrenea si ritorce contro la stessa sprezzante borghesia militante partenopea che si ergeva a baluardo dei valori della rivoluzione francese. Lo iettatore corrisponde così ad una figura mitica che attraversa romanzi e leggende urbane, fino a dar forma ad una creazione figlia di una religiosità ormai decaduta, ma tuttavia ancora potente. Si legga la paura sincera del buon Ferdinando II di Borbone re delle due Sicilie al solo nominare del duca di Ventignano e della sua fama iettatoria. L'occhio della fascinazione entrava nella notte nella mente del re e trasformava i sogni in incubi: corno, bicorno, aglio, fravaglio, prezzemolo e finocchio...