
Il bambino con il pigiama a righe
di John Boyne
€ 9,26
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- Listino€ 10,90EditoreRizzoliCollanaBur ExtraData uscita04/06/2008
- Pagine400LinguaItalianoEAN9788817022538
Sinossi
Leggere questo libro significa fare un viaggio. Prendere per mano, o meglio farsi prendere per mano da Bruno, un bambino di nove anni, e cominciare a camminare. Presto o tardi si arriverà davanti a un recinto. Uno di quei recinti che esistono in tutto il mondo, uno dì quelli che ci si augura di non dover mai ovarcare. Siamo nel 1942 e il padre di Bruno è il comandante di un campo di sterminio. Non sarà dunque difficile comprendere che cosa sia questo recinto di rete metallica, oltre il quale si vede una costruzione in mattoni rossi sormontata da un altissimo camino. Ma sarà amaro e doloroso, com'è doloroso e necessario accompagnare Bruno fino a quel recinto, fino alla sua amicizia con Shmuel, un bambino polacco che sta dall'altro lato della rete, nel recinto, prigioniero. John Boyne ci consegna una storia che dimostra meglio di qualsiasi spiegazione teorica come in una guerra tutti sono vittime, e tra loro quelli a cui viene sempre negata la parola sono proprio i bambini.
Recensioni
La seconda GM vista con gli occhi di un bambino
Scritto da Elle_1706 il 02 febbraio 2012
La seconda guerra mondiale vista e raccontata con gli occhi e le parole di un bambino. Con l'ingenuità di chi ci si ritrova coinvolto suo malgrado e cerca di capire le complicazioni che solamente il mondo degli adulti riesce a creare. Una storia commovente che proprio per la facilità con cui é scritta riesce a colpire al cuore e creare una nuova prospettiva per riflettere su un tema cosi importante.
UN'AMICIZIA CHE VA OLTRE
Scritto da Dada69 il 01 gennaio 2012
Libro bellissimo che si legge tutto in una volta. Un libro scritto con semplicità, la stessa semplicità che si ritrova negli occhi, nelle parole e nei pensieri di Bruno il bimbo protagonista che vede senza ovviamente capire gli orrori della storia. Un libro anche per adulti di una dolcezza commovente.
chi è il carnefice e chi la vittima?
Scritto da laja87 il 28 dicembre 2011
Una bellissima e dolcissima, un po' ingenua, favola con un finale purtroppo non a lieto fine. Dirò una frase "fatta" e scontata, ma questo libro mi ha fatto effettivamente pensare che tutti noi siamo morti in quelle camere a gas, non solo le stelle gialle, non solo i triangoli rosa... tutti noi, vittime e carnefici del più spaventoso dei delitti dell'umanità.
"Un caso disperato"
Scritto da rosscentorrino il 18 dicembre 2011
Una fiaba per l'autore, un romanzo per molti. Pagine scritte con una freschezza di bimbo ingenuo, il quale vive la propria esistenza al di fuori di un contesto storico che tutti noi cerchiamo di dimenticare; senza guardare ad esso come parte integrante della nostra vita, come un estrinsecarsi della propria cattiveria, del proprio essere vili e meschini. Questo testo ci tiene, giustamente, ancorati ad una cruda realtà, per troppi lontana, vissuta come una "Fiaba" mai esistita. La storia di Bruno è solo un esempio della crudeltà dell'essere umano, l'olocausto solo un altro momento di follia incontrollata che segna tutta la storia dell'essere umano.
dritto al cuore
Scritto da barbara160279 il 16 dicembre 2011
Libro stupendo!!!! ..non dice nulla di nuovo, in quanto tutti ormai purtroppo conosciamo le vicende della seconda guerra mondiale, ma in questo caso è raccontata e vista dagli occhi di un bambino, figlio di un comandande dell'esercito nazista. Libro che con la semplicità e spontaneità che solo un bambino può avere punta dritto al cuore. Mi ha fatto piangere..... è una lettura semplice ma incisiva, adatta a tutti, ragazzi e adulti....lo consiglio con il cuore.
ottimo libro per ragazzi delle scuole medie
Scritto da cispo68 il 09 dicembre 2011
ho comprato questo libro a mio figlio che frequenta la seconda media.credo che sia piu' adatto a questa fascia di eta', che all'infanzia.drammatico ma molto costruttivo ,specialmente per i ragazzi di oggi.
Non il solito libro
Scritto da marghe1 il 12 dicembre 2010
La retrocopertina di questo libro, diversamente dal solito, non riassume la trama e non dà che una vaghissima indicazione del contenuto. Mi attengo anche io a questa scelta. Mi limiterò a dire che il libro riguarda un periodo di circa un anno della vita di un bambino di nove anni, Bruno, la cui storia viene raccontata in terza persona, utilizzando il linguaggio e la capacità di analisi di un bambino di quell’età. Non è un libro per l’infanzia, però. È destinato agli adulti che vedranno il ristretto mondo di Bruno attraverso i suoi occhi e la sua sensibilità. Il libro si legge in fretta, ma non si dimentica di certo.
La storia di tutti...
Scritto da VinsDL il 09 dicembre 2010
Pochi sono i libri che riescano in qualche modo a coinvolgere,riflettere ed amozionare al tempo stesso.Una storia di cruda realtà in cui gli occhi del protagonista, di nome Bruno, sono lo sguardo in quel capitolo di storia non troppo lontana nella sua drammaticità vista con gli occhi di un bambino. I maledetti fatti consumati in quei recinti mitigati dalla ingenuità di bambini che hanno il dono di ignorare ciò che attorno accade. Con la lettura possono affiorare sicuramente momenti di dolcezza, tenerezza mutare in rabbia conoscendo o ricordando dove e cosa la pazzia umana ha prodotto.Un libro che forse insegna il valore della vita,sicuramente da leggere con attenzione.
un'ingenuità travolgente
Scritto da Lullu86 il 12 novembre 2010
Un libro caratterizzato dall'ingenuità di due bambini costretti ad affrontare uno dei periodi più buii della storia dell'ultimo secolo. Commozione e tenerezza sono i motivi che segnano il romanzo a partire dalle prime pagine, una storia di un'amicizia oltre i confini, mentali e materiali. Bellissimo.
Il bambino con il pigiama a righe
Scritto da Vally3131 il 30 settembre 2010
Il libro è molto commuovente, e sicuramente riesce a trasmettere molti più sentimenti del libro, riguardo un tema molto importante.
Commuovente
Scritto da francy85ape il 21 settembre 2010
Sebbene dietro il libro ci sia scritto che non è un libro per bambini, lo si trova nello scaffale dei più piccoli. Mi spiegarono che spesso viene data come lettura scolastica. Mi pare un po' troppo per una lettura scolastica. Prima di leggere un libro così bisogna imparare la storia! E' un libro che ho letto in un giorno e che ho regalato a tutte le mie amiche per natale, perchè è una storia talmente toccante che non si può non aver letto!A ripensarci, ancora mi si stringe lo stomaco!
Non adatto a bimbi di 5 anni
Scritto da femol il 17 settembre 2010
Sicuramente si tratta di un libro non adatto a un bambino di 5 anni, se non accompagnato da una spiegazione dettagliata. Ritengo invece che sia molto adatto ad adulti che ancora negano l'esistenza della storia. Davvero molto toccante, con un finale, per me, insapettato.
Auscit.
Scritto da franzizka il 10 settembre 2010
Ho scelto questo titolo perchè è una delle cose che mi ha colpito di più di tutto il libro. L'ho comprato rientrando da una vacanza in Germania, l'ho letto tra aereo e aeroporto, e ho pianto come una disperata! Nella mia giovane vita ho letto spesso libri e racconti che avevano a che fare con l'olocausto, uno su tutti "Il diario di Anna Frank". Ma questo libro ha qualcosa in più. Il fatto che sia scritto così, come se fosse un bambino a parlare lo rende molto più doloroso. Mi sono ritrovata spesso a pensare "povero Bruno, lui non sa cosa sta succedendo..." e mi sentivo in pena per lui. Una grande storia che tutti dovrebbero leggere, un finale inaspettato, ma a dir poco bellissimo. Da leggere tutto d'un fiato, perchè in fin dei conti non è possibile mollarlo senza averlo finito.
una fiaba per adulti
Scritto da Laja il 02 settembre 2010
Una bellissima e dolcissima, un po' ingenua, favola con un finale purtroppo non a lieto fine. Dirò una frase "fatta" e scontata, ma questo libro mi ha fatto effettivamente pensare che tutti noi siamo morti in quelle camere a gas, non solo le stelle gialle, non solo i triangoli rosa... tutti noi, vittime e carnefici del più spaventoso dei delitti dell'umanità.
Filo spinato sull'innocenza
Scritto da cozzataddeo il 25 agosto 2010
L'arte ha già raccontato l'olocausto innumerevoli volte e secondo le prospettive più diverse. Costruire un'altra opera di finzione incentrata su questo argomento potrebbe sembrare un atto sconsiderato più che una prova di coraggio, sopratutto se l'autore non ha conosciuto di persona la realtà dei campi di sterminio. Eppure John Boyne si è assunto questo rischio ed è riuscito a scrivere una storia originale e toccante, pur nella semplicità dell'idea di fondo. La chiave sta tutta nell'elaborazione di un narratore in terza persona che rispecchia il punto di vista di un bambino. Il tono colloquiale e la storpiatura di nomi e appellativi tipica del parlato infantile ("Auschwitz" diventa "Auscit", il "Fuhrer" diventa il "Furio", ecc.) costringono il lettore a fare appello direttamente alle proprie conoscenze storiche pregresse per riuscire a decodificare pienamente lo sviluppo delle vicende. L'autore si limita quindi a disseminare nella pagina indizi e segni che trovano la loro cassa di risonanza naturale nella sensibilità del lettore stesso. Bruno non comprende quanto sta succedendo e niente di ciò che vede potrebbe fargli neanche lontanamente immaginare quale terribile realtà si celi dentro quelle baracche. In questo modo l'orrore non viene narrato ma evocato direttamente nell'animo di chi legge. Grazie a questo escamotage, man mano che la storia procede viene a generarsi una forte tensione di matrice hitchcockiana perché il lettore, ben piú informato del piccolo protagonista, va accumulando un timore e un angoscia sempre crescente per il modo in cui il bambino potrebbe scoprire le aberrazioni che si consumano in quel campo. Grazie al cielo l'autore non nasconde la mano e ci regala un finale drammaticamente impietoso. Più che un vero e proprio romanzo, Il bambino con il pigiama a righe è una favola (come recita giustamente il sottotitolo), una lunga favola nera che poggia in precario equilibrio su una fitta rete di sottintesi e fraintendimenti, in mezzo ai quali la delicata e istintiva amicizia tra i due bambini acquista fin da subito il dolce sapore dell'autenticità.
Semplicemente complicato
Scritto da Silviacavani il 21 agosto 2010
Non penso possa dirsi adatto ad un bimbo di cinque anni. La storia si snoda attraverso gli occhi di un bambino ma per comprendere cosa davvero gli accade occorre conoscere i fatti storici e calarsi nella realtà del tempo. Forse a tratti può essere manchevole ma non vuole essere un romanzo storico. Una "favola" drammatica che termina in modo sorprendentemente straziante. Ha il pregio di ricondurre noi adulti ad osservare il mondo attraverso gli occhi di un bambino dandoci la conferma di quanto troppo spesso la storia umana sia stata inutilmente complicata, crudele e macchinosa. Da leggere tutto d'un fiato.
va bene ma..
Scritto da carotide il 13 agosto 2010
va bene la storia dell'Olocausto vista con la ingenuita' di un bambino ma... mi e' smebrato un po' troppo scontato. Come le tante innumerevoli storie sull'Olocasto . Unico punto di merito a mio parere e' il fatto che stavolta il protagonista e' un bambino tedesco e non il solito ebreo. Anche se ho visto che molti non sono daccordo io lo trovo molto appropriato per un lettore di 5 anni.
BUONA L'IDEA, MA...
Scritto da -valeria- il 10 agosto 2010
Mi è sembrata molto buona l'idea di scrivere un libro sul tema dell'Olocausto visto, però, con gli occhi di un bambino tedesco. Un racconto da cui scaturisce l'ingenuità propria dell' infanzia. O meglio, dell'infanzia che tutti i bambini avrebbero il diritto di vivere. Un libro a tratti commovente, che però non mi ha soddisfatto completamente. Il finale, mi è sembrato un po' troppo sbrigativo. Sapevo come si sarebbe concluso, perché avevo visto il film, e se da una parte, il libro è riuscito a trasmettere meglio i pensieri, le paure, e il senso di impotenza dei protagonisti, la pellicola, a mio parere, è riuscita a concludere in modo migliore la storia. Nel libro, il finale è accennato in una paginetta. Non arriva al cuore del lettore, al contrario delle pagine precedenti. Secondo me, John Boyne avrebbe potuto fare di meglio nel concludere questo libro.
fino a 5 anni?
Scritto da Dstwilighter il 29 luglio 2010
Non è assolutamente un libro per bambini di 5 anni. Tratta di tematiche forti, seconda guerra mondiale, razzismo, campi di concentramento, morte.
Proprio NO
Scritto da girasonia76 il 13 maggio 2010
Devo dirlo: non mi ha presa più di tanto. Inizialemnte non avrei voluto leggerlo, perchè il tema del nazismo e dei campi di concentramento mi fa star male, come credo accada a tutti, come quando le lacrime sono inevitabili leggendo Se questo è un uomo, o guardando La vita è bella... E invece questa storia non mi ha coinvolta, e neanche il tragico finale (ovviamente prevedibilissimo fin dall'inizio). Non so se si tratti di una storia vera, ma non credo. Perchè sa troppo di finto e costruito, e poi mi è sembrato anche un po' stereotipato e superficiale. La storia si legge un paio d'ore, ma mi ha lasciata fredda. Peccato
Una favola
Scritto da MarcoBusatto il 03 agosto 2009
Una favole scritta su un argomento sempre scottante. Il bambino, almeno per una volta, ha comportamenti e pensieri da bambino.
ti ruba il cuore
Scritto da io03 il 29 luglio 2009
Un libro che ho letto in un giorno e che mi ha rubato il cuore:)
Bello!
Scritto da Cristina2210 il 24 luglio 2009
E' un libro davvero molto toccante e purtroppo triste. Il linguaggio semplice e scorrevole ci racconta della sofferenza dell'Olocausto vista dagli occhi ingenui e ancora puri di due bambini "diversi" perchè divisi da una rete. La loro amicizia, a discapito dell'odio dei grandi, riesce a "sopravvivere", portando ad un finale doloroso ma genuino. Quasi una favola.
Toccante
Scritto da saturnina78 il 08 maggio 2009
"Il bambino con il pigiama a righe"...che dire di questo libro?Una storia toccante,un tema forte e di grande importanza trattato con una delicatezza che mi ha lasciato quasi senza parole.L'Olocausto visto attraverso gli occhi innocenti di un bambino la cui esistenza viene ad un certo punto squassata dall'imprevedibilità degli eventi.E'la storia di Bruno,nove anni,un ragazzino come tanti,con le sue abitudini,gli amici del cuore e con il desiderio di esplorare ogni angolo del suo mondo.Poi il trasferimento,in quel posto Bruno odia almeno fino a quando non incontrerà Shmuel,piccolo ebreo,che vive "dall'altra parte del recinto",vestito con quello strano pigiama a righe,insieme a tante altre persone,tutte quante con il pigiama a righe.E' il racconto di un'amicizia che ti conduce al finale,imprevedibile,inatteso.Un libro stupendo e delicato che rimane nel cuore e nell'anima.
bella storia
Scritto da terry72 il 25 febbraio 2009
libro veloce da leggere e, molto semplice. Un modo originale di presentare la storia terribile dell'Olocausto dagli occhi di un bambino incapace di vedere ciò che per il lettore è lampante. Forse un pò troppo corto. Toccante ed imprevedibile il finale.
Bellissimo!
Scritto da metacarpiana il 28 ottobre 2008
"Genere: fino a 5 anni" Non è un libro per i bambini! Senza parole






