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Sinossi

«La presa di Macallè» è ambientato nella Sicilia del 1935 durante la guerra in Abissinia. Protagonista del romanzo è un bambino violato che viene trasformato dalla martellante propaganda fascista dell’epoca, che tra l’altro «sacralizzava» Mussolini definito «l’uomo della Provvidenza», in un assassino, ma è un assassino innocente perché privato della possibilità di sviluppare la sua autonomia critica.

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Recensioni

Nessun ladro di merendine, Montalbano qui non arriverà

Scritto da sirLac il 12 dicembre 2009

Ignorate il quarto di copertina: crea false aspettative e in parte svela troppo. Fatto questo vi troverete nelle mani un romanzo per niente leggero indorato in una lingua siciliana piacevole (solo a tratti difficoltosa nel lessico) che lo rende meno straniante per il tono con cui presenta i fa ... (continua) Ignorate il quarto di copertina: crea false aspettative e in parte svela troppo. Fatto questo vi troverete nelle mani un romanzo per niente leggero indorato in una lingua siciliana piacevole (solo a tratti difficoltosa nel lessico) che lo rende meno straniante per il tono con cui presenta i fatti, sul finire della vicenda forse difficili da accettare. Michelino è il protagonista, un bambino di sei sette anni, che vive all'epoca della guerra in Abissinia nella Sicilia già resa nota da Camilleri, e la voce narrante si intrattiene con lui, spessissimo con i suoi pensieri. Il narratore, così, ci porta lungo quanto Michelino finisce per vedere e fare: testimone innocente della corruzione dei grandi, reinterpreta ogni loro peccato e vizio alla luce di una coerenza morale verso cui pensa tutti siano in ogni momento protesi (parenti, clero e fascisti), ma, stretto tra tale fervente ricerca di fedeltà agli insegnamenti cattolici e fascisti, il suo capriccio di bambino e i cattivi esempi che gli adulti 'ripuliscono' per le sue domande, Michelino subisce e fa cose inaudibili - o nel silenzio dei grandi o nella loro totale ignoranza - e i suoi pensieri adulti ed estremi, in mezzo a tante 'educazioni' ma senza una vera guida, lo tramutano in un mostro inconsapevole e inavvertito. I pensieri di Michelino, quando sono lontani dai progetti "criminali" e orientati alla costruzione di una coerenza morale, rimangono sempre innocenti e attirano la simpatia del lettore, per lunghi tratti il libro finisce quindi per procedere come un normale romanzo di formazione, una sorta di “Indifferenti” per 'picciriddi'. Ma il finale e i fatti che accadono creano rotture, nel lettore, che Moravia ignorava: non c'è punizione, non c'è redenzione, non si trova un nuovo equilibrio, c'è e rimane, come spesso avviene nel mondo reale, il danno senza riparo. Alla ricerca di questo danno finale definitivo, superati i due terzi del libro, la mia sospensione della credulità ha vacillato non poco, soprattutto in chiusura, ma è un particolare che potrebbe riguardare, per dirla in maniera molto scontata, la sola sensibilità del singolo.

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grottesco

Scritto da EnneM il 06 settembre 2008

Gli anni del regime visti dagli occhi di un bambino, con le sue verità, frutto della cultura e propaganda.

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La mia recensione