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Nel mare ci sono i coccodrilli

Storia vera di Enaiatollah Akbari

Fabio Geda

Nel mare ci sono i coccodrilli

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Prezzo online:
€ 13,60-15%

 

Listino
€ 16,00
Editore
Dalai Editore
Collana
Icone
Data uscita
20/04/2010
Pagine
155, brossura
Lingua
Italiano
EAN
9788860736475

Prendete un bambino che non sa quando è nato. Immaginate che abbia un sorriso gentile e malinconico e una nutrita dose di ironia, e che intorno ai dieci anni cominci un viaggio verso qualcosa che non conosce, alla ricerca di un posto qualunque in cui crescere. Mettiamo che questo bambino sia nato nella provincia di Ghazni, nel Sud-est dell’Afghanistan, che appartenga all’etnia hazara, quella dai tratti mongolici, perseguitata da pashtun e talebani, e che il suo viaggio lo porti ad attraversare, oltre alla propria nazione, il Pakistan, l’Iran, la Turchia e la Grecia, per trovare, dopo cinque anni spesi in strada tra lavori improbabili, speranze impreviste e momenti drammatici, una casa e una famiglia in Italia. Se questo giovane afghano, che oggi ha vent’anni, avesse voglia di raccontare la propria storia a qualcuno che accetti di scriverla, che sappia farsi permeare dalle sue parole, masticando ricordi nel tentativo di restituirli al lettore con la stessa forza narrativa di un romanzo, rispettandone lo sguardo e le verità, e se incontrasse Fabio Geda, ecco che, allora, il risultato sarebbe questo libro. Un tentativo entusiasta e dialogico di ricucire i pezzi di una vicenda personale, quella di Enaiatollah Akbari, strappati via dagli eventi drammatici della nostra storia recente, tra Medio Oriente e Occidente. Brandelli di voci, di visi, di avvenimenti sparsi nelle stanze della memoria dall’incedere della vita. In un viaggio, cartina alla mano, che Enaiatollah Akbari ripercorre anche quando dimenticare sarebbe più semplice, e che racconta, ri-racconta, soprattutto a se stesso, ma con la speranza che tutti lo ascoltino.

Parole chiave laFeltrinelli
storie vere,biografie generali,narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945),problemi e processi sociali
Genere
letteratura italiana

la Community

Commovente

Scritta il: 18 dicembre 2011

Storia di un piccolo eroe moderno, che è riuscito a uscire da un'esistenza e un ambiente ai limiti della miseria umana. E' proprio vero che la necessità aguzza l'ingegno, ma l'essere abbandonato dalla propria madre a 10 anni per avere salva la vita e riuscire a sopravvivere ad esperienze come quelle raccontate nel libro, è proprio una scommessa con la vita. Da far leggere ai nostri figli, specialmente di questi tempi.

MARA
marpit3

Bellissimo

Scritta il: 16 dicembre 2011

Bellissimo. Scritto in maniera molto semplice si legge in un attimo ma e' denso di contenuti. A tratti sembra quasi impossibile che le cose raccontate siano vere eppure lo sono. Le figure piu' belle sono quelle degli sconosciuti che lo aiutano nei momenti difficili senza chiedere niente, che vedono prima il bambino bisognoso che l'immigrato clandestino da scacciare. Quanti di noi possono dire lo stesso? Una frase su tutte: "Tanti pensano che i talebani siano afghani, Fabio, ma non e' cosi'. Ci sono anche afghani, tra di loro, ovvio, ma non solo: sono ignoranti, ignoranti di tutto il mondo che impediscono ai bambini di studiare perche' temono che possano capire che non fanno cio' che fanno nel nome di Dio, ma per i loro affari.". Consigliatissimo.

ELENA
demele

Ricorda troppo Il cacciatore di aquiloni

Scritta il: 10 novembre 2011

La storia è toccante e, certamente, è disumano che dei bambini debbano vivere esperienze come quelle vissute dal protagonista, però questo libro non mi ha convinta del tutto e mi sembra più una trovata pubblicitaria (da parte dell'autore e non del ragazzino che gli ha raccontato la sua storia)che un libro vero e proprio...pur avendo un numero di pagine molto ridotto, ho impiegato 2 settimane per finirlo, perché leggere più di 2 pagine mi annoiava...mi ricordava troppo Il cacciatore di aquiloni, pur essendo storie diverse. Mi dispiace ma più di sufficiente non lo considero.

AURORA
aurora_cervini

Da leggere a scuola

Scritta il: 30 maggio 2011

Anche io l'ho letto in fretta, ma nel senso che non riuscivo più a fermarmi e dovevo assolutamente sapere come andava a finire l'avventura di questo povero bimbo...la vicenda è toccante ma non c'è pietismo, è il racconto di un ragazzo cresciuto troppo in fretta e si capisce che l'autore non l'ha forzato a raccontare. Bravi.

PATRIZIA
pembeh

...un po' frettoloso

Scritta il: 10 maggio 2011

Ho letto questo libro abbastanza in fretta, anche perché è breve e piuttosto scorrevole. Forse troppo scorrevole... alla fine resta quasi solo la narrazione del viaggio e si perde un po' la profondità della vicenda umana. D'altro canto si tratta di una storia vera e quindi è giusto che il libro riporti ciò che il protagonista ricorda. Buona lettura!

GIULIO
Giulio64

L'altra faccia della medaglia

Scritta il: 14 aprile 2011

Bellissimo il tema e fluida la narrazione forse perchè è una storia vera e incredibile. E' bene sapere per vedere con occhi diversi l'altro che ci sta accanto. La disperazione è quella che ti porta alla determinazione per farcela.

Akumal
Akumal

non solo occidente

Scritta il: 29 dicembre 2010

questo libro è da leggere sotto due punti di vista: il primo ovviamente la fantastica storia di Ena, una vera odissea per raggiungere la salvezza, rischiando più e più volte la vita. il secondo punto di vista deve essere quello di farci capire il nostro privilegio di uomini occidentali, ricchi, comodi agiati i cui figli non si fermano estasiati fuori da una scuola col rimpianto di non poterci più andare.... forse leggendo questo libro tanti atteggiamenti al limite della xenofobia si potranno allentare e forse impareremo a guardarci con occhi più umani e meno classisti.....da leggere e fare leggere ai nostri ragazzi... così per far capire loro quanto sono fortunati!!!

ISABELLA
chachu

Splendido

Scritta il: 14 novembre 2010

Un libro unico, intenso, da leggere tutto d'un fiato.. Iniziato e finito in una notte, questo racconto mi ha trascinato con sè lontano, nella desolazione, nella forza e nella sofferenza di un bambino (diventato grande troppo posto) alla ricerca di un futuro migliore.. Questa storia è toccante sotto molti punti di vista e trovo sia coinvolgente senza scendere nel pietismo. Da leggere.

CRISTINA
cristucci

commento

Scritta il: 11 novembre 2010

Fabio Geda racconta un viaggio di un ragazzino afghano, più arduo e rischioso di quello di Ulisse per il rientro ad Itaca. In seguito a molte disavventure del protagonista,fughe, rimpratrii,corse, l'autore mette in luce come nella vita si incontrino persone degne di lode, che ci offrono il loro aiuto a prescindere dal colore della pelle o dalla lingua a loro incomprensibile. Questo racconto fa anche riflettere sul non giudicare la vita di una persona senza averla prima ascoltata. Enaiatollah ci permette di conoscere altre culture e una nuova toccante storia.

ALICE
alixthebers

Il viaggio dei molti

Scritta il: 27 settembre 2010

Un libro da leggere per provare almeno a sfiorare una realtà tanto vicina che tende spesso ad apparirmi lontana...Ogni giorno incontro decine di extracomunitari e mai mi chiedo che cosa li abbia portati qui nè come siano arrivati. Questo libro è un modo per riflettere sul passato di chi incontriamo tutti i giorni, un modo per pensare a quello che hanno vissuto prima di approdare qui. Un modo per capire che chi ha avuto un passato difficile merita la possibilità di impegnarsi per costruirsi un presente ed un futuro migliori. Da leggere.

SILVIA
silvia.corti

Consiglio!

Scritta il: 26 settembre 2010

Nel mare ci sono i coccodrilli è un libro che consiglierò a molte persone. Una piccola lettura che però da soddisfazione, soprattutto perché capisci per quale motivo è stata scritto. Bello!

ALESSANDRO
alessandro.fabrizi

una storia vera

Scritta il: 19 settembre 2010

La storia vera di un ragazzino che dall'Afghanistan, attraversando diversi Paesi, riesce a raggiungere l'Italia. Tutte le difficoltà che incontra non riescono però a scalfire la sua voglia di vivere e la sua forza d'animo...nei momenti in cui una persona si lascerebbe andare lui riesce a trovare la forza per andare avanti e alla fine il suo coraggio viene premiato.

ALESSANDRA
ale84

Il viaggio della vita

Scritta il: 15 settembre 2010

La storia vera di Enaiatollah Akbari, ora un ragazzo di "presumibilmente" 21 anni che parte dall'Afghanistan e arriva in Italia, passando attraverso Pakistan, Iran, Turchia e Grecia. Un alternarsi di sfide, incontri, sopravvivenza e morte. L'amore di una mamma che concede al figlio di soli dieci anni una possibilità in più di vita, l'abbandono doloroso e che non dà nessuna certezza, ma che porterà ad un risultato entusiasmante.

damiano2712
damiano2712

Illuminate!

Scritta il: 02 settembre 2010

Ho trovato questa lettura davvero interessante! Si parla tanto dei clandestini, di questi disperati che si mettono in viaggio per avere la speranza di una vita normale, Fabio Gerda affronta l'argomento con gardo e realismo, raccontando di un bambino afghano in viaggio verso l'Europa! Colpiscono le enormi difficoltà incontrate, i pericoli, i successi e i fallimenti di un viaggio durante il quale il protagonista incontrerà anche persone pronte ad aiutarlo senza chiedere nulla in cambio. Nonostante la presenza di scene di crudo realismo è un racconto carico di speranza!

ROSALBA
halba

Nel NOSTRO mare NON ci sono i coccodrilli!

Scritta il: 30 agosto 2010

“Nel mare ci sono i coccodrilli” è l’ultimo romanzo scritto dal brillante e giovanissimo Fabio Geda, presentato in occasione dell’ultima Fiera del Libro di Torino in presenza del protagonista: Enaiatollah Akbari. Ad onor del vero, Geda presta la penna alla storia vera dell’Ulisse-bambino e solo raramente interviene nella narrazione con brevi incisi in corsivo. Tutta la narrazione è caratterizzata da un’estrema delicatezza; la morte, costante compagna di viaggio, irrompe sulla scena con pudore. Enaiatollah, il bambino alto come una capra, spiega agli adulti italiani il suo dramma. Il dramma di un bambino appartenente all’etnia hazara che vorrebbe passare le giornate giocando a Buzul-basi (un gioco con le biglie), con gli amici del villaggio afghano, disperso in una valle tra Kabul e Kandahar, e invece si ritrova, alla tenera età di dieci anni, ad affrontare un viaggio, lungo cinque anni, che lo porterà dalla sua terra martoriata dalla guerra e dalla povertà, l’Afghanistan, all’Italia. Dall’Afghanistan al Pakistan, e poi l’Iran, la Turchia, la Grecia e, infine, l’Italia, Torino precisamente. È il diario di un piccolo uomo che non vuole dimenticare un padre assassinato e derubato delle merci che trasportava per conto dei pasthun, l’addio ai due fratelli e alla madre, la quale, privandosi del figlio, gli regala la libertà assoluta, non prima di fargli fare un giuramento solenne: non fare mai uso di droghe (“…ce ne sono che hanno un odore e un sapore buono e ti sussurrano alle orecchie che sapranno farti stare meglio di come tu potrai mai stare senza di loro…”); non usare armi “anche se qualcuno farà del male alla tua memoria, ai tuoi ricordi o ai tuoi affetti, insultando Dio, la terra, gli uomini”; non rubare: “i soldi che ti servono li guadagnerai lavorando, anche se il lavoro sarà faticoso”. Regole che un bambino di dieci anni promette di mantenere e che, nonostante le terribili difficoltà che dovrà affrontare, Enaiatollah osserverà sempre. Non vuole rimuovere dalla giovane memoria i pestaggi, i chilometri fatti nei doppifondi dei camion o nelle stive delle navi, i lavori da schiavo, la fame che consuma. Enaiatollah scala le montagne, marcia al gelo per attraversare il confine tra Iran e Turchia, tra morti assiderati, ai quali prende in prestito le scarpe (“…le mie scarpe erano rotte, avevo le dita viola che non sentivano più niente. Ho visto un gruppo di persone sedute immobili sulla neve. Mi sono avvicinato e ho capito che erano morte di freddo. Così ho rubato gli scarponi ad uno di loro…”) e di fatica: “scomparsi nel silenzio, e io non mi ero neanche accorto”. Arriva ad Istanbul dopo aver passato tre giorni rannicchiato nel doppiofondo di un camion insieme a decine di altri sventurati. Da un certo momento in poi smette di esistere: “ho smesso di contare i secondi, di immaginare l’arrivo. Piangendo il pensiero e i muscoli. Piangendo il torpore e le ossa”. Poi il difficilissimo passaggio dalla Turchia alla Grecia, accompagnato da altri piccoli uomini, su di un gommone malandato dove si ripresenterà il terribile spettro della morte. All’età di quindici anni, Enaiatollah arriva in Italia, dove, finalmente, trova la salvezza e la libertà da ogni forma di schiavitù conosciuta e subita in precedenza grazie all’amore incondizionato di una famiglia torinese. La storia vera del nuovo Ulisse afghano ha dunque un lieto fine, ma non bisogna dimenticare che la maggior parte dei bambini che invece non hanno la stessa fortuna e muoiono durante l’attraversamento di mille confini e di mille nazioni. Vorrei concludere questa recensione prendendo in prestito le parole di Enaiatollah Akbari, pronunciate in occasione della presentazione della sua storia alla Fiera del Libro di Torino: “Avete detto a me poverino, ci sono tanti altri poverini che non hanno trovato una famiglia pronta ad accoglierli come me. Regalate loro un sorriso se potete, che è una gran cosa!”

CINZIA
wero1982

Significativo e realistico

Scritta il: 25 agosto 2010

Sono un ragazzo di 14 anni, ho appena finito di leggere questo libro e mi sento di dire che è ottimo: non solo per il modo in cui è stato scritto ma anche per i messaggi che lancia a tutti lettori. Mi ha colpito molto la storia di Ena, e ho capito veramente il modo in cui viaggiano queste povere persone.

MASSIMO
isottamassimo

Un futuro classico per ragazzi

Scritta il: 08 luglio 2010

Questo libro entra di diritto nello scaffale della mia libreria dedicato ai libri da leggere e rileggere. A dire il vero, l'ho già fatto. L'ho già riletto. E solo la pila sul comodino mi trattiene dal prenderlo in mano una terza volta. La storia è importante, ma è la scrittura lieve e precisa, gentile e obliqua, partecipe (ma per nulla vouyeuristica) di Fabio Geda a renderlo un piccolo capolavoro (sono pronto a scommettere che tra qualche anno questo libro sarà considerato un classico della narrativa per ragazzi).

mattecar
mattecar

Lieto fine

Scritta il: 25 giugno 2010

Leggendo la storia di Enaiatollah il mio pensiero è andato a tutti quelli che non hanno avuto la sua stessa fortuna, il cui viaggio si è interrotto per un motivo o per un altro. E' stato commovente scoprire che esistono ancora persone, a questo mondo, capaci di tanto altruismo. Un ragazzo con una tale forza d'animo è un esempio per tutti i giovani convinti che nella vita sia tutto dovuto e sono felice che abbia voluto raccontare la sua meravigliosa storia.

FRANCESCA
francesca77

Un libro fondamentale

Scritta il: 17 giugno 2010

Sembra incredibile che un ragazzino abbia potuto vivere tante e tali vicissitudini. Un libro che fa riflettere sulla nostra vita di tutti i giorni e ci aiuta a dare il giusto peso alle cose, a guardare all'essenziale e a non dare niente per scontato. Grazie a Fabio Fazio e a Che tempo che fa per avermi dato l'opportunità di conoscerlo e quindi di leggerlo.

ALESSANDRO
alethestar79

bello

Scritta il: 10 giugno 2010

L'ho letto in poche ore. Una storia forte ma raccontata in modo leggero. Mi sono affezionata ad Enaiatollah, inevitabilmente, alla sua intelligenza, forza e ironia. Mi ha emozionato e fatto riflettere e per questo lo ringrazio.

MOIRA
Moira07


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