Il peso
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Valutazioni e recensioni
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Amato già dalle prime pagine. Mai noioso. Capitoli brevi che invogliano a proseguire. Era da tanto che non trovavo un libro del genere
Questo romanzo, nella sua semplicità, è riuscito a toccare le corde più profonde del mio cuore e della mia anima. Si tratta di un testo fortemente introspettivo, i cui personaggi, fragili, imperfetti e profondamente umani, divengono strumenti attraverso cui interrogarsi su tematiche universali e spesso scomode. Nonostante vengano affrontati argomenti molto delicati, drammatici e difficili da digerire (come la solitudine, l'isolamento, le dipendenze e il lutto), la Moore ne parla con talmente tanta delicatezza, dolcezza e in punta di piedi da non appesantire eccessivamente il lettore, anzi. Il titolo, infatti, non fa riferimento solo al peso fisico del protagonista, ma anche e soprattutto a quello psicologico, inteso come fardello emotivo, esistenziale e relazionale, che, però, alla fine, si apre in un grande messaggio di positività e speranza. Lo definirei, quindi, un romanzo di formazione, ma anche di cambiamento, redenzione e rinascita.
Il romanzo si snoda seguendo le vicende di due protagonisti: Arthur, un ex professore obeso e isolato, che vive chiuso in casa isolato da tutto il mondo esterno e Kel, un ragazzo con talento nel baseball ma con una situazione familiare complicata. Le loro vite si intrecciano attraverso la figura di Charlene, che li mette indirettamente in contatto. Il tema principale è il "peso", fisico, emotivo e relazionale. È un libro delicato e doloroso, che parla di fragilita umana e solitudine con grande rispetto. Se ti piacciono romanzi psicologici e intimisti, centrati sui personaggi, emotivamente profondi. Meno adatto se cerchi ritmo veloce e trama piena di colpi di scena.
Questo è uno di quei libri che vedi tra le letture consigliate, leggi la sinossi, ti incuriosisce e lo aggiungi alla tua TBR infinita… senza sapere quando (e se) lo leggerai davvero. Io ho deciso di iniziarlo questo weekend ed è stata la scelta giusta. È uno di quei romanzi che ti catturano fin dalle prime pagine. Non è scontato, perché l’incipit è sempre la parte più delicata di un libro. La storia ruota attorno ad Arthur Opp, un ex professore universitario che a un certo punto decide di non uscire più di casa. Ha da sempre un rapporto complicato con il cibo e con il tempo questo diventa il modo con cui cerca di colmare un profondo senso di tristezza. Il suo unico contatto con il mondo esterno è una corrispondenza epistolare con una donna del suo passato, un legame che piano piano lo spinge ad allungarsi oltre il suo isolamento. Pagina dopo pagina si scoprono frammenti della sua vita e si finisce per empatizzare molto con lui e con gli altri personaggi. È un libro che parla di dipendenze (non solo quella dal cibo) con una delicatezza che ho trovato davvero disarmante. L’unica nota dolceamara per me è il finale, che non concretizza davvero quella frase che spesso ci diciamo nei momenti difficili: “andrà tutto bene”. Ma certe cose richiedono tempo, e forse non bastano queste pagine per contenerlo.