I tormenti della carne
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Che cosa rende davvero viva una coscienza? Il corpo, il pensiero, la capacità di scegliere? I tormenti della carne parte da queste domande e le sviluppa attraverso due protagonisti molto diversi. K017 è un androide che lavora in un impianto di estrazione energetica nelle Dolomiti e che, dopo aver assistito alla distruzione di un altro robot, comincia a interrogarsi su se stesso e sul proprio ruolo. Vera, invece, è un’adolescente ribelle, in conflitto con il padre, con Dio e con un’esistenza nella quale non riesce a riconoscersi. Il contrasto tra i due è la parte che ho trovato più interessante: da una parte una macchina che sembra avvicinarsi sempre di più alla vita, dall’altra una ragazza che vive il proprio corpo come una prigione. Gonella riesce soprattutto a rendere molto credibile il percorso di autocoscienza di K017, evitando di trasformarlo semplicemente in un essere umano dentro un corpo artificiale. Ho empatizzato fino in fondo con il robot e con i suoi dilemmi esistenziali. Apprezzabile la capacità dell’autore di creare immagini forti e suggestive, affrontando temi come identità, libero arbitrio, coscienza e rapporto tra carne e trascendenza, senza appesantire la narrazione con eccessivi tecnicismi. Le atmosfere cupe e lo sviluppo tecnologico rendono il racconto piuttosto simile ad una puntata della serie Black Mirror.