La Divina Commedia. Inferno

La Divina Commedia. Inferno

di Dante Alighieri

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Descrizione

Iniziato con ogni probabilità nel 1306-07, l'Inferno è la prima delle tre cantiche che compongono la Commedia dantesca. In questi trentaquattro canti il poeta racconta l'inizio del suo viaggio ultraterreno, a partire dallo smarrimento nella "selva oscura", dove incontra il poeta latino Virgilio che sarà sua guida, giù giù per i diversi gironi, fino all'orrenda visione di Lucifero e quindi alla faticosa risalita "a riveder le stelle". Un itinerario nell'animo umano lungo il quale Dante incontra decine di indimenticabili personaggi alla cui tristi vicende egli sa guardare con fermo giudizio ma anche con una suprema pietas che è forse il maggior segno del suo profondo immedesimarsi nell'umano. Ed è proprio da questo atteggiamento di estrema modernità che deriva l'universalità dell'Inferno dantesco.

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Biografia

Dante Alighieri
Dante Alighieri (1265-1321) nacque a Firenze da famiglia di guelfi, figlio di Bella degli Abati e Alighiero Alighieri. Fece studi classici e cristiani; studiò retorica, grammatica, filosofia, letteratura e teologia, e fu allievo di Brunetto Latini. In gioventù fu poeta stilnovista e amico di Guido Cavalcanti, cui dedicò la sua prima opera, La vita nuova (1292), dove cantò il suo amore per Beatrice, identificata con Bice di Folco Portinari. Sposò nel 1285 Gemma Donati, a cui era stato promesso fin all’età di dodici anni e che gli diede tre – forse quattro – figli, mentre Bice sposò Simone dei Bardi nel 1287. Dopo la morte di lei, nel 1290, Dante si dedicò agli studi filosofici e teologici, leggendo Boezio e Tommaso d’Aquino. Entrò nella Corporazione dei medici e degli speziali nel 1295 per intraprendere la carriera politica; fu ambasciatore a San Geminiano e Roma, e divenne priore nel 1300. I conflitti interni al partito dei guelfi si facevano intanto sempre più aspri e Dante, della fazione dei guelfi bianchi, si schierò contro i neri che sostenevano le mire espansionistiche di Bonifacio VIII. I bianchi furono sconfitti dai neri, alleatisi coi ghibellini, grazie anche all’intervento di Carlo di Valois nel 1301, e Dante fu costretto all’esilio per sfuggire alla pena di morte; cominciò a girovagare per diverse corti italiane e fu presso gli Ordelaffi a Forlì, Bartolomeo della Scala a Verona, i conti Malaspina in Lunigiana, quindi di nuovo a Verona ospite di Can Grande della Scala e presso Guido Novello da Polenta a Ravenna. Dopo aver visto svanire la speranza di unificazione politica sotto l’imperatore Enrico VII, sceso in Italia nel 1310 ma qui morto nel 1313, Dante morì a Ravenna nel 1321. Negli anni di esilio scrisse: il De vulgari eloquentia; Il Convivio; il De Monarchia; la Quaestio de aqua et terra; le Epistole in latino; e la Commedia, poi detta Divina Commedia, iniziata intorno al 1307 e conclusa poco prima della morte.

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