Il racconto di formazione generazionale è un genere codificato che rischia la ripetizione manierata. Giordano prova a vivificarlo regalando ai suoi protagonisti un’aspirazione all’assoluto che attraversa varie declinazioni. Il sottotesto biblico è evidente: l’eden originale della masseria è contaminato dal desiderio e dalla superbia, il Dio cristiano (ibridato con la dottrina della metempsicosi) è soppiantato da un’utopia comunitaria che asseconda la presunta benevolenza della Natura. Di fronte all’impossibilità di generare nuova vita, il passo successivo è affidarsi alla Tecnica, l’idolo della modernità. L’ennesima disillusione sfocia in una rabbiosa rivolta che conduce al fratricidio. Il nuovo Caino vaga ramingo cercando un luogo non toccato dall’uomo, ma conserva la nostalgia del paradiso perduto, fino a tornare in ultimo tra le braccia del Dio ripudiato. Il desiderio di assoluto pervade anche l’amore tra Bern e Teresa, comunione fisica che silenzia le domande e rifugge ogni sentimentalismo. Nello scorrere del tempo, tutti i personaggi paiono impegnati nella ricerca inesausta e tormentata di un senso, che passa dalla relazione con gli altri e al contempo necessita di qualcosa che trascenda l’accidentalità e la caducità delle singole esistenze. Nulla di inedito, ma Giordano costruisce un romanzo che invoglia alla lettura e si fa perdonare qualche forzatura negli snodi narrativi.
Divorare il cielo
A dieci anni da La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano torna a raccontare la giovinezza, poi l'azzardo di diventare adulti, in un romanzo potente e generoso.
«Sorprende [...] la capacità di dare forma a un mondo con un linguaggio così esatto. Nulla, nel romanzo, suona fuori tono: testimonianza di un'operazione di raffinamento e spoliazione, di riduzione all'essenziale.» - Davide Casati, La Lettura - Corriere della Sera
«Un romanzo bellissimo sul credere e sul desiderare, sull’amicizia totalizzante della giovinezza, e sull’irrimediabile solitudine della giovinezza.» - Donna Moderna
La prima volta che Teresa li vede stanno facendo il bagno in piscina, nudi, di nascosto. Lei li spia dalla finestra. Le sembrano liberi e selvaggi. Sono tre intrusi, dice suo padre. O tre ragazzi e basta, proprio come lei. Bern. Tommaso. Nicola. E Teresa che li segue, li studia, li aspetta. Teresa che si innamora di Bern. In lui c'è un'inquietudine che lei non conosce, la nostalgia per un'idea assoluta in cui credere: la religione, la natura, un figlio. Sono uno strano gruppo di randagi, fratelli non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, carichi di nostalgia per quello che non hanno mai avuto. Il corpo li guida e li stravolge: la passione, la fatica, le strade tortuose e semplici del desiderio. Il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. E la campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent'anni, quattro vite, un amore. Coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l'altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto del mondo.
L'amicizia fra maschi, la ribellione a Dio e ai padri, il desiderio e la rivalità: Divorare il cielo è un grande romanzo sul nostro bisogno di trasgredire, e tuttavia di appartenere costantemente a qualcosa o a qualcuno. Al centro c'è una generazione colma di vita e assetata di senso, che conosce tutto eppure non si riconosce in niente. Ragazzi con un piede ancora nel vecchio millennio, ma gettati nel futuro, alla disperata ricerca di un fuoco che li tenga accesi.
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Autore:
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Editore:
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Collana:
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Anno edizione:2018
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Loris 31 maggio 2026
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elisa bernardelli 27 marzo 2019
Andrò controcorrente viste le diverse recensioni positive, ma mi aspettavo molto di più. La scrittura a mio parere in alcune parti è davvero troppo frettolosa, tanto da essere fastidiosa, soprattutto nelle prime pagine. La prima parte del racconto l’ho trovata comunque intrigante, mi ha appassionata, tanto da creare in me delle buone aspettative per il resto del racconto. Purtroppo non è stato così, infatti la trama prende una piega inaspettata, per i miei gusti deludente. Una storia strana, a tratti poco credibile. Non posso giudicarlo un cattivo libro, non mi permetterei mai. ma la storia di Teresa, Bern e company, non mi ha lasciato niente.
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Mariangela Covili 18 marzo 2019
Un romanzo da leggere. Io l’ho “divorato” in poco più di un giorno. Ti tiene incollato e non riesci a fare altro che continuare a leggere.
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