Il Cittadino di Repubblica - Ansaldo Cebà - copertina
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Il Cittadino di Repubblica
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In-8° (210x135mm), pp. XVI, 288, brossura marmorizzata originale con dorso rinforzato in carta azzurra dell'epoca con titolo manoscritto su tassello cartaceo. Ottimo esemplare in barbe, su carta forte e a fogli chiusi, a margini lievemente diseguali (una firma del tempo e un alone al contropiatto anteriore). Ristampa ottocentesca di questo trattato del noto letterato genovese volto a illustrare e formare le virtù civiche di sentimento del bene comune e di partecipazione alla vita pubblica, dato in luce per la prima volta nel 1617. Le idealità politiche di un trattatista del secolo barocco vengono implicitamente deviate, nella riproposizione dell'opera nella Milano napoleonica, nel senso di un'educazione del cittadino alla fedeltà all'Imperatore. L'edizione doveva costituire il primo volume di una collezione che avrebbe dovuto radunare "le più rare opere che gli Italiani hanno scritte sulla pubblica morale e sulla legislazione". A proposito dell'opera ebbe a dire Lodovico Valeriani nel suo Discorso in fine alla sua traduzione di Tacito (Firenze, 1820, vol. V; la citazione è fatta dal Gamba): "Quand'anche non rendesse quest'opera onorevole la solidità della scienza e la maestria dell'erudizione, dovrebbe aversi assai cara per la vaghezza e purità dello stile; essendo tale la proprietà de' vocaboli, tale la dignità delle frasi, tale l'armonica disposizion d'ogni sillaba, e 'l maestoso andamento della sintassi, che poche opere ha pari per venustà". Il Cebà (Genova, 1565-ivi, 1623), di nobile famiglia genovese, fu fecondo poeta in volgare, prevalentemente imitatore, con esiti non disprezzabili, del grande modello del Petrarca (nonché del Ronsard), con una quantità di liriche dedicate all'amata Aurelia Spinola, morta giovane nel 1596, e a Geronima Di Negro, poi fattasi monaca. Dopo gli studi a Genova e Padova, ove ebbe maestri lo Speroni e Giasone di Nores, nel 1591 entrò nell'Accademia degli Addormentati, dedicandosi da allora esclusivamente alla professione...

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Ansaldo Cebà

(Genova 1565-1623) poeta italiano. Compose Rime petrarchesche (1601 e 1611), tragedie (La principessa Silandra, 1623; Alcippo spartano, 1623 ecc.) e poemi (Lazzaro il mendico, 1614; La reina Esther, 1615 ecc.). La sua avversione al gusto barocco è ribadita nel dialogo Il Gonzaga, overo del poema heroico (1621), che è una difesa dei canoni classicistici. Tradusse i Caratteri di Teofrasto.

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