Sì proprio così una storia dimenticata e la storia non si dovrebbe mai dimenticare. Si può essere profughi nella propria terra? Sì. Quando le truppe austro ungariche iniziano a bombardare l'altopiano di Asiago, un'intera popolazione chiamata i cimbri, è stata costretta a spostarsi in pianura e la protagonista di questa storia è stata una di quelle. Lei però in pianura non si è fermata, preferendo arrivare alla grande città Milano dove ha trovato rifugio da una cucina. In questa città prova a vivere ma non è semplice perchè il richiamo della sua terra è molto forte. Per assurdo a guerra finita "il Ministero del Comando Supreno ha stabilito "il divieto" ai profughi di tornare nelle loro terre". Eppure lei che ora è ben integrata a Milano, prova comunque a fare domanda alla Prefettura di Milano dove un timbro, sì un semplicissimo timbro, decide delle sorti di migliaia di profughi, accettando o negando il trasferimento nella terra d'origine. Questo libro dovrebbe essere letto in tutte le scuole perchè se è vero che la storia insegna è altrettanto vero che se non la si conosce a fondo si continueranno a ripetere gli stessi errori di sempre.
È il 15 maggio 1916 e nell'Altopiano di Asiago, terra di confine tra Italia ed Impero austro-ungarico, inizia la spedizione punitiva. Adele Pergher, una donna di origine cimbra, è costretta a scappare a piedi, come migliaia di altre donne, verso la pianura lasciando tutto in mano al nemico. Porta con sé solo i figli e Celestina, la mucca. Dopo qualche ora di cammino si accorge di avere dimenticato Pietro, il figlio più piccolo, a casa nella culla. Per Adele ha inizio una storia fatta di grande paura e di sofferenza; dal suo rassicurante mondo verrà proiettata in una grande città, Milano, dove raggiungerà un'emancipazione che la porterà a fare delle scelte impensabili per l'epoca.
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Anno edizione:2015
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erika marinoni 31 maggio 2016
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