ho avuto bisogno di un paio d’ore per capire che cosa mi resta di questo libro. sicuramente non l’ho trovato così disturbante come pensavo, anzi, trovo paradossale che queste poche pagine mi abbiano fatto provare principalmente rabbia e compassione; quello che secondo me spicca, infatti, non è tanto la perversione umana dei forum riportati (deplorevole, per carità), quando la piena e inconsapevole empatia che il lettore è costretto a provare per il protagonista. trovo che tutto fosse fin troppo reale e condivisibile considerando lo scenario mondiale attuale; il diventare hikikomori, davanti a certe sensazioni ed emozioni che non vogliamo affrontare - soprattutto nel passaggio dall’infanzia all’età adulta -, sembra in questo caso la scelta giusta e inevitabile. i genitori? non puoi che condannarli moralmente parlando, essersi lasciati scappare l’unico figlio - sebbene sia sempre dentro casa - è come una resa che indica che sotto sotto non volessero davvero “riprenderlo” concludo affermando che sicuramente non ho colto il vero intento di questo libro, ma oltre a quanto sopra rimane sicuramente il senso di sporco, sia per come vive oggettivamente il protagonista, sia per gli estratti dei forum che leggiamo postfazione iniziata e non finita: non so lo scopo dietro tutte quelle pagine di cui ignoro il contenuto, penso però che il libro potesse comunque definirsi completo così com’era
Amygdalatropolis
L’anti-romanzo di Yeager è un’opera di narrativa sperimentale in cui minimalismo americano, gergo di Internet e una prosa-poesia visionaria si alternano con un effetto ipnotico.
«Il vero orrore di questo romanzo estatico e coraggioso subentra dopo qualche pagina, quando ti accorgi che Amygdalatropolis non riguarda un futuro lontano, ma è molto, molto vicino al presente. - Heavy Feather Review
«Amygdalatropolis è un’esplorazione dell’inquietante violenza delle nostre esistenze, delle strane neurorealtà in cui ci troviamo a vivere ogni giorno.» - Newfound Journal
/1404er/, il protagonista di Amygdalatropolis, abita un mondo digitale ermetico popolato da altre entità senza forma che condividono con lui lo stesso nome. Le sue interazioni ruotano esclusivamente attorno alla condivisione e alla discussione (e a volte alla creazione) dei contenuti più volgari, violenti, ripugnanti e indifendibili che si trovano nelle zone d’ombra extra-legali del cosiddetto «dark web». Comunicando tramite una nube tossica di acronimi e gergo, la tribù dei /1404er/ condivide con cinismo e distacco glaciale le storie e le immagini più sconvolgenti. Nel frattempo, la «vita reale» si disintegra dietro la porta perennemente chiusa a chiave della cameretta. Gli orrori del dark web, la malattia mentale, l’alienazione, l’isteria di massa e il loro nutrirsi a vicenda sono qui condensati nel ritratto di un sedicenne che si ritira in un mondo estremo e nichilista, in quel lato oscuro di Internet in cui migliaia di giovanissimi, soprattutto americani, si perdono ogni giorno.
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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federica 05 febbraio 2026
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aurora 09 ottobre 2025
libro folle, adoro
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Pagine_e_inchiostro 19 agosto 2025Amygdalatropolis
Il protagonista di Amygdalatropolis, conosciuto come /1404er/, vive rinchiuso in un universo digitale claustrofobico, popolato da entità senza volto che condividono il suo stesso nome. La sua esistenza si consuma interamente online, in un flusso di interazioni dominate dalla condivisione di contenuti degradanti e disturbanti del dark web: violenza, pornografia estrema, immagini ripugnanti e racconti aberranti. Il linguaggio della comunità è una nube tossica di acronimi e cinismo glaciale che anestetizza l’orrore e lo trasforma in routine. Intanto, dietro la porta della cameretta, la vita reale del protagonista si sgretola: /1404er/ trascorre i giorni tra letto, computer e le rapide uscite per ritirare il cibo lasciato fuori dalla porta, piccoli rituali che segnano la dissoluzione di ogni legame con l’esterno. Alienazione, malattia mentale e curiosità morbosa compongono un quadro senza scampo. Yeager riesce a restituire con efficacia il vuoto esistenziale e la totale assenza di prospettive del protagonista: non ci sono possibilità di miglioramento o redenzione. Questo nichilismo senza vie d’uscita è la parte più convincente del romanzo. Il resto, però, convince meno. Amygdalatropolis si presenta come un’opera sperimentale che alterna minimalismo, gergo della rete e prose liriche, ma sembra puntare più sullo shock morale che su una reale elaborazione narrativa. Il risultato è un libro che colpisce per crudezza, ma lascia l’impressione di un’occasione mancata. La sua prosa schietta e moderna non si alterna a nulla di aulico, nulla di pulito in contrapposizione. La sua forza sta nel ritratto spietato di un adolescente inghiottito dal buio digitale; ciò che manca è la capacità di andare oltre il semplice pugno nello stomaco.
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