Una struttura narrativa minima (il ritorno a casa, l’elaborazione di un lutto) sorregge divagazioni e riflessioni che si accompagnano al vagare del protagonista nella città nuova (agglomerazione dei paesi dell’infanzia) e sulle colline circostanti. Handke lavora sul linguaggio, sulle parole e sulle espressioni attraverso cui si formula il pensiero, lasciando spazio a uno stupore che si rinnova ad ogni manifestazione della natura o dell’ambiente modellato dall’uomo. Volendo trovare un filo, il protagonista pare passare dal desiderio di esplorazione solitaria di terre ignote ad una sorta di ritorno nell’alveo della comunità degli uomini, attuato attraverso l’inedita frequentazione delle locande cittadine, fino ad esserne l’ultimo ospite serale. Il legame con la famiglia resta ambivalente, ma la perdita del fratello, che inizialmente genera smarrimento e volontà di annullamento, viene accettata (condivisa con la sorella) dopo il battesimo dell’ultimo arrivato. Lettura non semplice: il divagare lirico non aiuta il lettore distratto, ma è anche il segno di un altro possibile uso (fecondo) della scrittura.
La ballata dell'ultimo ospite
La ballata dell'ultimo ospite narra il silenzio di un ritorno solitario, privo di accoglienza, in un luogo dove il tempo ha ormai cambiato e consumato ogni cosa.
«È una mente aperta e libera quella che si esprime nell'opera di Handke, come può essere quella di un poeta in un mondo disertato dalla poesia.» - Emanuele Trevi
«Una storia salvifica per l'epoca misera segnata dalla sparizione della lingua e dalla connessione incessante… Si trovano in queste pagine belle immagini di smarrimento ma anche piccole utopie contemporanee.» - Süddeutsche Zeitung
«Ciò che più si ammira in questo libro sorprendente e spiazzante è la grande indipendenza del camminatore solitario.» - Frankfurter Allgemene Zeitung
«Il Nobel austriaco scrive uno dei suoi libri più tradizionalmente narrativi. Il protagonista, dopo anni in giro per il mondo, visita il proprio paese che nel frattempo si è trasformato in un agglomerato urbano: lì scopre di essere cambiato anche lui». - Vanni Santoni, La Lettura
È un giorno tranquillo di tarda estate o di inizio autunno, e Gregor fa ritorno al suo paese natio. Ha affrontato un lungo viaggio, da un altro continente, ma non vede l'ora di passare una settimana di vacanza nella casa dei genitori: le partite a carte con il padre, le domande mute della madre, le confidenze della sorella. Si aspetta che tutto sia come è sempre stato, anche se ora la sorella ha un figlio, di cui lui sarà il padrino. Eppure Gregor porta con sé una notizia appena ricevuta e che non riesce a rivelare alla famiglia, il peso del lutto per la morte improvvisa del fratello minore. Viandante straniero, noto a tutti nel suo paese ma non riconosciuto da nessuno, Gregor cammina in questo paesaggio familiare e al contempo estraneo, lo osserva, rievoca i ricordi della sua infanzia, in un dialogo interiore in cui passato e presente si intrecciano.
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Anno edizione:2025
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Loris 27 febbraio 2026
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