Il baule rosso Un racconto avvincente, scritto con uno stile essenziale e scorrevole che incalza il lettore senza stancarlo. Una vicenda intricata che, nella sua semplicità, crea una piacevole suspence. Rita, la protagonista, appare, all'inizio, come una persona vinta, incapace di ribellarsi alle vicissitudini che si susseguono nella sua vita. I personaggi che costituiscono l'intreccio del romanzo non sono troppi, ma tutti di una notevole importanza e anche questo è un elemento positivo della narrazione. La morte dei genitori seguita dalla presenza costante di uno zio dispotico, freddo e intransigente creano intorno a Rita un'atmosfera grigia e spenta che non le consente di esprimere le proprie potenzialità. L'unica figura positiva appare Erminia, la fedele domestica che accoglie un bimba triste e spaurita, quale è Rita al suo arrivo in casa del nobile e indifferente zio. Una vita costellata di eventi tristi sembra segnare il cammino di Rita. Non potrà realizzare il sogno di insegnare, sempre per volere dello zio Clemente che l'ha accolta in casa per dovere e non per affetto e che sa darle solo un benessere economico senza un briciolo d'amore. L'amore, la protagonista lo incontrerà per caso, ma in poco tempo le riempirà la vita e poi le procurerà ancora dolore. Ancora una volta la rassegnazione si impadronirà di lei e la sorreggerà anche quando perderà la bimba che era il frutto di quel breve amore svanito. Non avrà nemmeno la gioia di vederla quella bimba tanto amata e che avrebbe potuto essere lo scopo della sua vita. Il colpo di scena però è rappresentato dalla morte di Clemente. La sua presenza pervade ancora la vita di Rita, ma, inaspettatamente, le fa scoprire tante verità ignorate che l'aiutano a capire tanti enigmi insoluti. L'ambiguità comportamentale dello zio, la ricerca che l'amato Guido aveva fatto per offrirle una vita migliore, la scoperta dell'esistenza della figlia che le era stata sottratta, alla nascita, dallo zio, in nome di un perbenismo ottuso che vietava, ad una donna nubile, la maternità. L'autrice sa, sapientemente, introdurre, nel racconto, tutti questi elementi positivi che danno alla storia un sapore romantico e nello stesso tempo reale e, alla fine, lasciano, nel lettore un piacevolissima sensazione di serenità.
La morte dei genitori seguita dalla presenza costante di uno zio dispotico, freddo e intransigente, creano intorno a Rita un'atmosfera grigia e spenta che non le consente di esprimere le proprie potenzialità. Non potrà realizzare il sogno di insegnare, sempre per volere dello zio Clemente che l'ha accolta in casa per dovere e non per affetto e che sa darle solo un benessere economico senza un briciolo d'amore. L'amore, Rita, lo incontrerà per caso, ma in poco tempo le riempirà la vita e poi le procurerà ancora dolore. Ancora una volta la rassegnazione si impadronirà di lei e la sorreggerà anche quando perderà la bimba che era il frutto di quel breve amore svanito. Il colpo di scena però è rappresentato dalla morte di Clemente. La sua presenza pervade ancora la vita di Rita, ma, inaspettatamente, le fa scoprire tante verità ignorate che l'aiuteranno a capire i tanti enigmi insoluti e che cambieranno il corso della sua vita.
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Giuliano Vergani 07 novembre 2014
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