Bhagavad Gītā
La Bhagavad-Gītā, o Canto del Beato, costituisce con le Upaniṣad e il Brahma Sūtra il cosiddetto triplice canone dell'ortodossia hindu. È un'opera in versi, di alto valore letterario e filosofico, inserita, in un'epoca imprecisata, nel grande poema epico indiano Mahābhārata ("La grande storia dei Bharatidi"). Pur appartenendo al poema, ha una sua propria storia, in quanto è dovuta, con molta probabilità, ad autore o autori diversi di cui si ignora l'identità. Incerta è anche l'epoca in cui l'opera fu composta, anche se si tende a stabilire la data di composizione del nucleo originario intorno al V secolo a.C. L'importanza di quest'opera è duplice: poetica e speculativa. Da questo punto di vista la Gītā rappresenta il punto d'incontro di diverse correnti filosofiche ed è stata perciò interpretata assai variamente sia dai filosofi indiani che l'hanno studiata e sia dai critici occidentali. Testo sanscrito con saggio introduttivo, note e commento di Sarvepalli Radhakrishnan. Traduzione con note e commentario di Icilio Vecchiotti.
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Anno edizione:1978
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