Consumati. Da cittadini a clienti
Le nostre vite sono consumate. Un intero sistema economico, culturale ed esistenziale sembra essere arrivato alla fine. Il capitalismo si è sovvertito da se stesso. Come? Con l'affermazione pervasiva di un modello di consumo che ha ormai minato compiutamente le stesse basi etiche delle società moderne. Le utopie del bene comune tanto decantate da Max Weber e dai puritani americani, i richiami alla moralità del risparmio e le aspirazioni al progresso dei gruppi sociali sono stati radicalmente soppiantati dall'esaltazione della spesa in sé e dal culto dell'individuo. Più che fornire beni, il capitalismo del consumo crea bisogni, alimenta pulsioni regressive modulate sul profilo di un consumatore-bambino dove l'"io voglio" predomina sul "ci serve". Da cittadini consapevolmente attivi nella sfera pubblica siamo degradati a clienti. E le malattie del benessere, tanto più in un'era dominata dalla instabilità finanziaria, sono pericolose per la nostra democrazia perché minano la responsabilità degli individui, distruggono il loro declinante senso di appartenza nei confronti della comunità.
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