“Elicriso 4.7”, romanzo d’esordio di Matteo Ferrante, rivela uno straordinario grado di maturità artistica del suo autore, il quale dimostra di sapersi muovere agevolmente tra i meandri narrativi e stilistici della sua opera, come farebbe uno scrittore navigato. La trama è molto coinvolgente (un rapimento, una vita da salvare, un antico mistero da svelare, un doloroso sacrificio), come può esserlo un giallo o un thriller. La scrittura, pur scorrevole, è impreziosita da un apparato retorico che molto spesso sfiora la poesia. I personaggi sono caratterizzati talmente bene che, alla fine della lettura, sembra di avere conosciuto davvero Matteo, con le sue profonde riflessioni esistenziali, Tore, testimone di valori arcaici e di un legame atavico con la sua terra, e Maria Elena, giovane donna moderna, consapevole del fatto che non si può vivere il presente senza aver prima fatto i conti con un passato doloroso. Ma nel romanzo, su tutto, spicca un amore viscerale, quasi fisico, per la Sardegna, terra bellissima e misteriosa, forse la vera protagonista dell’opera. Un libro che, per molti motivi, ti rimane dentro. Da leggere assolutamente!
Elicriso 4.7: Chie non tenet corazu, no andat in su bentu
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Autore:
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Editore:
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Anno:2026
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Rilegatura:Paperback / softback
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Pagine:232 p.
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Mara Alei 29 giugno 2026Un'opera prima sorprendente
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