Un romanzo in versi in cui la mano precisa, volutamente ironica, ma non per questo meno sentita e poetica si intreccia ad una storia semplice, ma d’effetto. La penna è dolce, colma di un sentimento capace di soffermarsi in maniera tanto delicata e poetica su anima e pensieri dei suoi personaggi; il tutto arricchito da un’ironia che si adatta perfettamente al contesto - anzi riesce anche a strappare un sorriso al lettore. Evgenij e Tat’jana sono anime differenti, ma esistono momenti in cui entrambi si abbandonano totalmente all’idea dell’amore: Tat’jana prima, Evgenij poi. È proprio questo sentire che muta i loro animi: Evgenij comprende il valore e il tormento di un legame umano che non sia effimero e passeggero, e se ne strugge; Tat’jana, fanciulla sognante, si trova dinanzi la realtà e sceglie - non priva di sofferenze - di affidarsi ai suoi valori morali, pronta a rifiutare ciò per cui, qualche tempo prima, avrebbe ceduto ogni cosa. Evgenij e Tat’jana soffrono insieme, ma lontani per qualcosa di impossibile. Eppure l’autore riesce a porre su carta il dolore con una leggerezza capace di consolare il cuore. La stesura ha impegnato l’autore dal 1822 al 1831, un periodo piuttosto esteso che potrebbe illuminare i suoi lettori su quanto queste pagine abbiano effettivamente pesato sulla vita dell’autore e sul valore che egli gli ha conferito, impregnandole di una devozione al limite del tangibile.
Evgenij Onegin
Se c'è un'opera della letteratura russa che ha segnato – con la discontinuità propria del genio – una svolta decisiva, un vero "sparo nella notte", è Evgenij Onegin.
Iniziato dal ribelle enfant prodige della poesia russa nel 1823 e pubblicato in volume da uno scrittore maturo e affermato nel 1833, questo romanzo in versi è assolutamente innovativo e multiforme. Negli otto capitoli di Evgenij Onegin Puškin narra le vicissitudini di un "giovin signore" dell'Impero zarista, un dandy ozioso e disilluso, ma solo apparentemente vanesio: sotto la superficie egli cela infatti un dolore esistenziale profondo, uno spaesamento, un male di vivere insanabile che lo condurrà a rifiutare la felicità che amore e amicizia potrebbero dargli. È un racconto su un amore che ha fatto palpitare generazioni di lettori, e su molto altro: è in questi versi che la lingua letteraria russa, ancora in formazione, assume un volto e mostra le proprie possibilità, non senza misurarsi con i modelli dell'Europa occidentale. Ed è in queste pagine che la sensibilità ancora tipicamente romantica si apre a un più robusto realismo, spalancando davanti al lettore uno straordinario affresco dell'epoca di Puškin, con i suoi ideali, pregiudizi e conflitti. Molteplici sono state le interpretazioni dell'Onegin che, come tutti i veri classici, non finisce mai di dire quello che ha da dire. Questa nuova traduzione – che dell'originale restituisce il ritmo e la ricchezza linguistica – offre ancora una volta al lettore italiano del Ventunesimo secolo il piacere di immergersi nella Russia dell'Ottocento e di seguire il destino dei diversi personaggi fino a trovare il "suo" Onegin e la "sua" Tat'jana.
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Autore:
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Anno edizione:2021
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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s 06 febbraio 2026
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Ala92 28 aprile 2024Bellissimo
Letto tutto d'un fiato! Meravigliosamente poetico e avvincente. Un libro che non può mancare tra i classici e nella propria libreria
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