L’uomo è i suoi pensieri: una serie sconfinata di idee a cui la sua anima presta continuamente ascolto. Nel momento in cui la mentre partorisce il dubbio, nel momento in cui la luce che un secondo prima aveva illuminato la via inizia a vacillare, lì, l’anima si perde. La modalità sopravvivenza prende il sopravvento e da quel momento l’uomo è in balìa dell’istinto che cerca in ogni piccolo dettaglio un appiglio, un bagliore che possa far da guida in una qualsiasi strada: ed è così semplice avventurarsi in un labirinto sconosciuto - che poi è la vita - non sentito o non conforme alla propria anima. Ed ecco che, non appena Chantal afferma « Gli uomini non si voltano più a guardarmi », una frase che sarebbe dovuta apparire ironica e leggera di intenti, qualcosa si rompe. Lei si accorge di quanto sentisse quelle parole, di come le stesse fossero uscite dalle sue labbra con tono grave; mentre Jean-Marc, profondamente sensibile, è inizialmente confuso. E se tutto ciò, dapprima, pare dimenticato da entrambi, una piccolissima, ma profonda crepa inizia a insinuarsi nelle loro vite. Si interrogano, vedono specchiarsi nella realtà i loro dubbi e pensieri. Lui probabilmente non se ne rende conto, ma è ferito, teme di perderla, di non riuscire a renderla felice e soltanto per rassicurarla compie un gesto che altro non avrebbe dovuto significare, ma questo, invece, è l’origine di un susseguirsi di nuove emozioni. Un gesto che scuote, per un momento, le loro vite. Le ultime pagine del romanzo sono confuse, l’autore stesso si domanda se quanto scritto sia stato soltanto un sogno, e se tale, in quale momento sia cominciato, forse all’inizio della storia. Insinua un dubbio nella mente del lettore, un dubbio che lì rimane. E che tutto ciò sia indissolubilmente legato a una dimensione onirica, non può forse semplicemente indicare come questa sensazione sia, difatti, l’equivalente di vivere in un sogno, eternamente confusi?
L'identità
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Vi sono situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, istanti in cui l'identità dell'altro si cancella mentre, di riflesso, dubitiamo della nostra. Kundera trasforma una percezione così segreta e sconcertante in materia romanzesca.
Vi sono situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, in cui l’identità dell’altro si cancella, mentre, di riflesso, dubitiamo della nostra. Questo avviene anche all’interno di una coppia – anzi, soprattutto in una coppia, perché chi ama teme sopra ogni altra cosa di «perdere di vista» l’essere amato. Con la sua arte stupefacente della dilatazione e variazione dell’attimo significativo, Kundera ha fatto di questa situazione, con il vago senso di panico che ad essa si accompagna, il tessuto stesso del suo nuovo romanzo. Qui la brevità si congiunge all’intensità e un istante di smarrimento segna l’avvio di una vicenda labirintica nel corso della quale il lettore sarà costretto a varcare più volte la frontiera fra il reale e l’irreale – o fra ciò che accade nel mondo esterno e ciò che una mente elabora in solitudine. Soltanto Kundera, fra gli scrittori di oggi, poteva riuscire a trasformare una percezione così segreta e sconcertante in materia romanzesca e a farne uno dei suoi libri più alti, dolorosi e illuminanti. E infine, a sorpresa, un romanzo d’amore. Questa edizione dell’Identità è la prima al mondo.
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Autore:
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Collana:
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Edizione:6
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Anno edizione:2001
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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s 06 febbraio 2026
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carcam_ 19 novembre 2025Scorrevole e riflessivo, ma...
Libro che analizza l'io di due anime che hanno deciso di scegliersi, improvvisamente e totalmente. Ma cosa succederebbe se un giorno se, nonostante l'amore, non si riconoscesse più la persona che si ha di fronte? Una persona che, dopo anni di amore e reciproca conoscenza, sembra improvvisamente "altrove, in un'altra vita, dove, se l'avesse incontrata, non l'avrebbe riconosciuta". Scorrevole, lascia spazi alla riflessione ma a mio parere non sempre incisivo (forse avrei evitato alcuni scenari)
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BMoon 13 ottobre 2025Profondo e vero
Il fascino di questo libro non sta nella trama della storia di per sè (come per molti adelphi letti), ma nel contenuto e nei messaggi che ti trasmette. Kundera sa' aprire l'inconscio dei dei protagonisti come si apre un libro, in termini semplici e scorrevoli, ma d'impatto perchè reali e veri. Si scava in profondita', dalla causa all'effetto.
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