Con questo libro è possibile farsi un’idea molto più chiara e consapevole del referendum, andando oltre slogan, semplificazioni e narrazioni di parte. Gli autori ricostruiscono con rigore le ragioni del No, mostrando come questa scelta non risieda solo, o nemmeno principalmente, in ciò che è esplicitamente scritto nella proposta di legge costituzionale, ma soprattutto in ciò che deliberatamente non vi compare. Il punto centrale della critica è proprio questo vuoto: il fatto che l’architettura concreta del nuovo sistema venga rinviata a future leggi attuative. Leggi che, nella prassi politica attuale, verrebbero con ogni probabilità approvate a colpi di voto di fiducia, sottraendo al Parlamento e al dibattito pubblico il cuore stesso della riforma. È qui che emerge l’intenzione reale dell’operazione: non una revisione puntuale e trasparente dell’assetto costituzionale, ma un suo progressivo snaturamento. Demandare a norme successive gli elementi essenziali del funzionamento istituzionale significa infatti aggirare lo spirito della Costituzione, svuotandola dei suoi meccanismi di equilibrio e di controllo reciproco. In questo modo viene messo in discussione il ruolo del potere giudiziario come contrappeso fondamentale agli altri poteri dello Stato, aprendo la strada a una concentrazione dell’autorità che altera l’impianto democratico disegnato dai costituenti. Già questo aspetto basterebbe a spiegare perché un referendum di questo tipo non avrebbe mai dovuto essere consentito: non si chiede ai cittadini di esprimersi su un progetto definito, ma su un contenitore dal funzionamento opaco, che verrebbe definito solo in un secondo momento. Il libro mette così in luce quella che appare come una vera e propria presa in giro degli elettori: chiamati a pronunciarsi su una riforma costituzionale senza poter conoscere fino in fondo le sue conseguenze, mentre le decisioni più rilevanti vengono rinviate a un futuro sottratto al controllo democratico.
Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia
Giustizia e politica. Clima da resa dei conti, alla vigilia di un referendum tra i più importanti degli ultimi trent’anni. Confermare o bocciare la riforma costituzionale a firma Meloni-Nordio? La posta in gioco è alta. Il testo non si limita a separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri. Che è già un dato di fatto. Ambisce a mutare l’equilibrio tra poteri dello Stato e a liberare la politica da ogni controllo. Smantella quelle garanzie volute dai costituenti nel 1948, per affrancare i magistrati da qualsiasi condizionamento e creare i presupposti per renderli imparziali. I sostenitori del “sì” promuovono un’idea di magistratura allineata alla maggioranza di turno. Affermano che avremo una giustizia più efficiente. Sarà così? Saremo tutti uguali davanti alla legge? Ci saranno argini all’arbitrio di chi comanda? Sono gli interrogativi a cui rispondono i due autori, anche richiamando leggi introdotte negli ultimi anni, processi della storia passata e recente, esperienze di altri Paesi e opinioni che fanno discutere l’Italia dai tempi di Mani pulite.
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Anno edizione:2026
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In commercio dal:10 gennaio 2026
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Francesco 07 febbraio 2026Il cuore nascosto della riforma costituzionale
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