Villa Sbadigli
Nella Catania degli anni ’70 una bambina, figlia di pescatori, vorrebbe diventare pescivendola e scrittrice. Mina osserva e si muove nello spazio antico della città segnato dagli archi della marina, dal porto, dal mercato, dalle case della Civita. Il tempo del racconto è scandito dal ritmo di vari sbadigli, molti di questi colti tra le panchine di una storica villa cittadina: “Villa varagghi” dove oziano o giocano a carte gli anziani. Tra questi il nonno di Mina e altre persone del popolo un tempo giovani. Nella Catania di Mina ci sono le voci della pescheria, il profumo del mare e dei gelsomini, la musica delle bande e dei violini, il fischiare dei treni e le sirene delle navi. L’odore di cannella e mele cotogne, dell’aglio a spicchio soffritto per le telline. Il senso siciliano del siddiu e dello sfantasiari, le supircarie di un malandrino decaduto, vecchio anche lui, arreso allo sbadigliare di Villa sbadigli.
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Anno edizione:2026
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