16 ottobre 1943 - Giacomo Debenedetti - copertina
16 ottobre 1943 - Giacomo Debenedetti - copertina
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Letteratura: Italia
16 ottobre 1943
Disponibile in 2 gg lavorativi
8,00 €
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Descrizione


Questo breve scritto, ormai considerato un classico della letteratura post-clandestina, racconta della retata nazista nel Ghetto di Roma, che nel volgere di una mattina si concluse con la deportazione di mille ebrei. Lettori e critici lo hanno giustamente accostato ai primi capitoli della "Storia della Colonna Infame" per la qualità dello stile che si accompagna al valore documentario. Con una prefazione di Natalia Ginzburg.

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Biblioteca di Babele
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Dettagli

Tascabile
90 p.
9788806225728

Valutazioni e recensioni

  • giada9
    16 ottobre

    Libro breve ma intenso

  • Francesca Colantoni

    “Tutto divisa, anche lui, dalla testa ai piedi: quella divisa attillata, di un’eleganza schizzinosa, astratta e implacabile, che inguaina la persona, il fisico ma anche e soprattutto il morale, con un ermetismo da chiusura-lampo. E’ la parola verboten tradotta in uniforme: proibito l’accesso all’uomo e all’individuale passato che vive in lui, che è la sua storia e la sua più vera <<specialità>> di creatura di questo mondo; proibito vedere altro che questo suo <<presente>> rigoroso, automatico, intransigentemente reciso” (p.16) La tristemente famosa retata nazista nel Ghetto ebraico di Roma è qui raccontata da un testimone d’eccezione dei fatti accaduti: appunto Giacomo Debenedetti. Si divide in due parti: la prima è quella che più ho amato. 16 ottobre 1943, è la cronaca fredda e asciutta (“trasparente come il vetro”, Natalia Ginzburg) del rastrellamento e una breve disamina sul perché gli ebrei del ghetto hanno creduto, sino alla fine, alla parola dei tedeschi a cui bastavano 50 kg d’oro, chiesti il 26 e consegnati il 28 settembre, per chiudere “la questione”: vale a dire l’accusa di essere italiani e, quindi, traditori contro la Germania e di essere ebrei e, quindi, “appartenenti alla razza degli eterni nemici della Germania” (p.9). Varie concause li hanno portati a non fuggire dall’imminente rastrellamento: -la donna che avverte la comunità del pericolo viene considerata “una chiacchierona, un’esaltata, una fanatica: basta vedere come gesticola quando parla, con gli occhi spiritati sotto quei capelli di crine vegetale. (…) Come si fa a dare ascolto alle Celeste?” (p.5); -gli ebrei avevano e forse hanno (?) un rapporto particolare con l’Autorità costituita: “fin da prima della caduta di Gerusalemme, l’autorità ha esercitato sugli ebrei un potere di vita e di morte assoluto, arbitrario, imperscrutabile. Questo ha fatto si che nelle loro teste e nel loro stesso inconscio, l’Autorità si configurasse come un nume onnipotente, esclusivo e geloso. Diffidarne, quando essa promette, sia per male che per bene, è cadere in un peccato, che presto o tardi si sconterà (…)” (pp.7-8) quindi dopo i fatti del 26 e del 28 settembre “Si sentivano come vaccinati contro ogni ulteriore persecuzione. Sarebbe stata un’ingiustizia, e per temperamento non vi potevano credere. Mostrar di temere sarebbe stato un polemizzare contro i tedeschi, manifestargli dell’antipatia. E infine sarebbe stato un peccare contro l’Autorità. Perciò, quella sera, gli ebrei risero al messaggio della pazza Celeste” (p.8); -Non vogliono più peregrinare per il mondo, vogliono stabilità: “L’ebreo errante ormai si sente stanco, ha troppo camminato, non ce la fa più. La fatica di tanti esilii e fughe e deportazioni, di quelle tante strade percorse dagli avi per secoli e secoli ha finito con l’intossicare i muscoli dei figli, le loro gambe si rifiutano di trascinare ancora i piedi piatti” (pp.18-19); -ed, infine, elementi responsabili della Comunità “senza dubbio a fin di bene” lavoravano per “spargere fiducia” (p.19). Otto ebrei, invece, ha un linguaggio complesso che si fa fatica a leggere. Comunque, vi si narra che dopo la liberazione afflitti dal senso di colpa tutti creavano “eccezioni a vantaggio degli ebrei” e questo, quindi, “non è un modo di riparare dei torti. Riparazione sarebbe rimettere gli ebrei in mezzo alla vita degli altri, nel circolo delle sorti umane, e non già appartarneli, sia pure per motivi benigni. Questa è una antipersecuzione: dunque, fatta della medesima sostanza psicologica e morale che materiava la persecuzione”… c’è sempre, quindi, il pericolo di distinguere gli ebrei dalla razza umana.

  • SIMONE NOTARGIACOMO

    Un testo importante per non dimenticare.

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Foto di Giacomo Debenedetti

Giacomo Debenedetti

Giacomo Debenedetti è stato un critico e scrittore italiano. Formatosi sulla critica crociana, se ne allontanò presto, attratto da forme di conoscenza che non fossero solo della tradizione letteraria: la psicoanalisi, da Freud a Jung, la sociologia, la fenomenologia, l’antropologia culturale. La ricchezza e la novità delle sue letture si tradussero in un’attività di critico che non si volle chiudere all’interno di un metodo: pronto ad analizzare, assieme ai simboli e ai miti degli autori, così come erano calati nella realtà delle opere, anche la propria soggettività di lettore, soprattutto di fronte ai testi più amati (Pascoli, Svevo, Tozzi, Saba ecc.). Professore di letteratura italiana nelle università di Messina...

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