A Piné i cavoli bianchi detti capussi abbondavano furiosamente
Questo libro parla dell’importanza della coltura dei cavoli bianchi detti “capussi”, finalizzati essenzialmente alla trasformazione in crauti, sviluppata sull’Altopiano di Piné nei secoli scorsi. Scritto a più mani, si avvale di documenti storici come gli Statuti della Magnifica Comunità di Piné del Quattrocento, dei quadernelli dei Regolani del Cinquecento dove i “capussi” erano donati al Principe Vescovo di Trento e ai suoi funzionari al pari dei gamberi d’acqua dolce, e di quanto scritto dal Mariani nel suo libro della seconda metà del Seicento dove si legge che «i “capussi” abbondano furiosamente, e vengono quasi tutti dalla Montagna di Piné, che ne trasmette [a Trento] sin quaranta Carri alla volta». Inoltre dati importanti ci provengono dall’archivio comunale di Bedollo relativamente all’Ottocento. Dai diversi autori sono state raccolte numerose testimonianze su questo argomento che si fermano alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, quando questa pratica colturale per diversi motivi ha perso la sua importanza, sostituita in parte dai piccoli frutti, in particolar modo fragole.
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Anno edizione:2022
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