Il merito principale di questo libro è avermi fatto conoscere un fatto di cronaca che non conoscevo. I bambini della Ginestra racconta infatti il massacro di Portella della Ginestra e, soprattutto, le conseguenze che quella strage ebbe sulle persone che ne furono coinvolte, direttamente o indirettamente. Ferite interiori invisibili che, per molti, si rivelarono persino più gravose di quelle fisiche: famiglie distrutte, vite segnate per sempre, cicatrici che non si sono mai rimarginate. È proprio l’iter processuale a lasciare maggiormente l’amaro in bocca. Ancora una volta emerge la difficoltà, nella storia italiana, di arrivare ai mandanti di una strage quando entrano in gioco interessi politici. Il libro ricostruisce un episodio inserito nel clima tesissimo dell’Italia del secondo dopoguerra, quando lo scontro tra blocchi internazionali si rifletteva anche sulla politica italiana. La ricostruzione della dinamica della strage e delle possibili responsabilità è interessante, anche se in alcuni passaggi mi è sembrato di entrare più nel territorio della cronaca giudiziaria e politica che in quello della narrativa. Ed è proprio questo il mio principale problema con il libro: non sono riuscito a considerarlo davvero un romanzo. Parte da un fatto reale e lo utilizza per raccontare le conseguenze umane di quella tragedia, ma la componente narrativa non è riuscita a coinvolgermi quanto mi sarei aspettato. Riconosco quindi all'autrice il merito di aver riportato alla mia attenzione una pagina drammatica e poco conosciuta della nostra storia. Tuttavia, nel complesso, il libro non mi ha convinto fino in fondo: l'ho trovato più vicino a un'opera di ricostruzione e cronaca che a un vero romanzo. Ed è per questo che, nonostante l'importanza della vicenda raccontata, mi fermo a 3 stelle.
I bambini della Ginestra
1° maggio 1947: festa del lavoro a Portella della Ginestra. È un bel giorno per i lavoratori che, a centinaia, si danno appuntamento in mezzo alle montagne sassose del palermitano. L'Italia è ormai una Repubblica e la Sicilia non vuole più essere l'isola dei gattopardi, dei gabellotti, delle "coppole di velluto". Così i paesani festeggiano e scendono a piedi, in bicicletta, con i muli, a Portella della Ginestra, in quel naturale punto d'incrocio tra le coste della Pizzuta e della Kumeta. Ma è proprio da lì, dagli speroni bianchi di quelle antiche montagne, che Salvatore Giuliano ordina il massacro. Undici morti, ventisette feriti. Tra gli spettatori muti della strage, due ragazzetti: Lillo ed Enza. A lui ammazzano il padre, lei vede in faccia i banditi. Sono i bambini della Ginestra, segnati dalla Storia. E anche dall'ingiustizia, perché invano i sopravvissuti chiederanno risposta alle loro domande. Perché e per conto di chi aveva sparato Salvatore Giuliano? Ed era stato soltanto il suo gruppo a sparare? Chi si nascondeva, in realtà, dietro le rocce della Kumeta? Le strade di Enza e di Lillo si congiungono su quella piana, in un giorno di festa che, improvvisamente, diventa tragedia. Una tragedia senza giustizia. Enza e Lillo crescono segnati da questo trauma. Un'esperienza che li unisce e, al tempo stesso, li divide. Non possono più "fidarsi". Non riescono ad abbandonarsi ai sentimenti. Poi la voglia di vivere prende il sopravvento.
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Anno edizione:2012
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ANDRICCI 27 agosto 2026Quando la cronaca supera il romanzo
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