Consigliato in alcuni video sui social, lo sottovalutavo. Romanzo breve, piacevole, scorrevole si legge in poco tempo. È stata una scoperta!
Il più grande uomo scimmia del pleistocene
«Il libro che avete fra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni» ha scritto Terry Pratchett. È vero, tanto tempo è passato, da quando vissero Ernest, il narratore di questo libro, con la sua ingegnosa famiglia, dal padre Edward, che fu senza dubbio «il più grande uomo scimmia del Pleistocene», a quell’amabile reazionario di zio Vania, che tornava sempre a vivere sugli alberi, a quel viaggiatore incallito dello zio Ian, per non parlare delle ragazze. Un curioso gruppetto, che si trovò, sotto la guida del grande Edward, nella delicata situazione di chi dà all’evoluzione una spinta che non si riequilibrerà mai: la spinta da cui siamo nati tutti noi. Ragionando con impeccabile acume scientifico, nonché un delizioso humour freddo, Edward e i suoi scoprirono «alcune delle cose più potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e così via», sempre sulla base di una elementare esigenza: quella di «cucinare senza essere cucinati e mangiare senza essere mangiati». E naturalmente non mancarono le dispute e i crucci, perché ogni volta si poteva discutere se quelle nuove invenzioni erano davvero buone o cattive, se non rischiavano di sfuggire al controllo e soprattutto se non andavano un po’ troppo contro la natura. Mah... Pubblicato per la prima volta nel 1960, e poi ripreso più volte sotto vari titoli, questo libro si è fatto strada silenziosamente fra i classici della fantascienza a ritroso. Ma in realtà è un libro inclassificabile: una riflessione romanzesca, acutissima e leggera, su tutta la storia dell’umanità, contrassegnata in ogni dettaglio da quella limpidezza e da quell’ironia che appartengono alla migliore tradizione letteraria e scientifica inglese.
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Lingua:Italiano
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Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Vito 31 agosto 2026Una scoperta
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Alice 22 luglio 2026Carino ma boh
Ho visto davvero tante recensioni super positive su questo libro, ma devo dire che a me non è piaciuto più di tanto. Viene presentato come “uno dei libri più divertenti degli ultimi 500mila anni”, ma a me non ha fatto ridere. È carino, corto, scorrevole, originale direi, ma tutto qui. Parla di questa famiglia di uomini primitivi e delle loro scoperte, come il fuoco, il matrimonio ecc, e da una parte vediamo Edward, il capofamiglia, un uomo molto ambizioso che crede fermamente nel progresso e che investe il ruolo di leader carismatico all’interno del gruppo di ominidi; dall’altra parte vediamo lo zio Vania, un ominide scorbutico e assolutamente contrario all’evoluzione intesa come la intente suo fratello Edward. È sicuramente una lettura che apre a molte riflessioni sulla legittimità del progresso, concetto estremamente attuale… però secondo me questo potenziale poteva essere sviluppato meglio. Una cosa che proprio mi ha dato fastidio è stato il linguaggio, che è colto, formale e accademico, assolutamente anacronistico rispetto all’ambientazione. Sicuramente è una scelta fatta consapevolmente dall’autore ma, ecco, non lo ho sopportato proprio. Detto questo, sicuramente è un libro carino, se pensate di poter sorvolare su questo aspetto, leggetelo.
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Pietro 17 giugno 2026l'ironia della preistoria ovvero la genealogia del saccente
Il più grande uomo scimmia del Pleistocene è uno di quei libri che si leggono con piacere e si dimenticano con una certa rapidità. L'idea è brillante: utilizzare la preistoria come specchio deformante delle ambizioni, delle paure e delle convenzioni dell'uomo contemporaneo. Roy Lewis costruisce una parabola intelligente e spesso divertente sull'origine del progresso, della tecnica e perfino della famiglia moderna. Il bersaglio, tuttavia, non è soltanto il mito del progresso. Tra le pagine si riconosce anche una sottile e godibile satira della pomposità accademica, dell'eterna vanità dei cosiddetti sapienti, sempre pronti a edificare sistemi teorici monumentali a partire da premesse fragili. Lewis sembra ricordarci che l'intelligenza autentica ha più a che fare con l'ironia che con la gravità professorale, e che ogni certezza, soprattutto quando viene esibita con compiacimento, merita di essere guardata con sospetto. A distanza di decenni, però, l'ingranaggio mostra qualche limite. L'umorismo, inizialmente irresistibile, tende alla reiterazione e finisce talvolta per risultare un po' stucchevole. Resta comunque un libro arguto, colto senza pedanteria e capace di suscitare più di una riflessione. Una piacevole curiosità intellettuale, più brillante che profonda, ma non priva di fascino.
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