La lente scura. Scritti di viaggio - Anna Maria Ortese,Luca Clerici - ebook
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La lente scura. Scritti di viaggio
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Descrizione


Anna Maria Ortese ha sempre intensamente viaggiato. Si può anzi dire che tra la fine della guerra e gli ultimi anni Cinquanta non abbia fatto che viaggiare. Per necessità, certo, ma anche per un innato nomadismo, un senso di immedicabile estraneità che la conducono da un treno all’altro, da una stanza d’albergo a una camera in affitto, in una fuga che pare guidata da «segni misteriosi, come paletti affioranti da una laguna». Così, gli articoli e i racconti di viaggio della Ortese sono spesso filtrati da una lente scura, da un fosco cristallo di malinconia e protesta che carpisce alle cose la loro faccia buia. E proprio per questo sono unici. Perché la lente scura ci mostra, come per un sortilegio ottico, ciò che non avremmo saputo (o voluto) vedere. Ci mostra ad esempio Roma avvolta da un’«aria d’insensibilità enorme, da lebbrosario» e Genova sollecita e fraterna, con una «spontanea e quasi prodigiosa capacità di affiancare chi è stanco». Ci addita nella Russia del 1954 un paese dove subito si stabiliscono «intese tenere e strane, ci si prende la mano nello stesso modo impulsivo e ingenuo, tipico dei ragazzi». Ci svela che Parigi è un’idea di realtà, un prodotto dell’immaginazione e del genio, Lecce una piccola Cuzco, e che a Napoli c’è meno angoscia, meno desolazione e struggimento, ma anche più atonia e indifferenza. Sempre, la lente scura fa affiorare verità inaccettabili, dolorose: come la «smania di liberazione, di felicità, di vita» di Montelepre, il paese di Salvatore Giuliano, o le imboscate del 38° Giro d’Italia, conclusosi col trionfo dei vecchi idoli e il pianto di Gastone Nencini. Una percezione che, a ben vedere, dipende dalla devozione della Ortese, viaggiatrice visionaria, per un luogo che non c’è, una Utopia «sempre alta e presente come una luce bianca tra le nuvole basse, nello sconfortato vivere».

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501 p.
Reflowable
9788845989698

Valutazioni e recensioni

  • E' il viaggiare dei vagabondi, dei senza patria, dei giovani (e non potrebbe essere altrimenti, visto che i primi scritti raccolti in questo volume risalgono alla fine degli anni '30; la Ortese, nata nel 1914, aveva, a quell'epoca, 25 anni o giù di lì), quello che Anna (spesso senza soldi né alloggi sicuri, né amici che abbiano tempo da dedicarle) racconta in questi articoli/reportages di viaggio scritti in un periodo che va dal '39 al '64. Simile allo sperdersi narrato da Steinbeck in "Viaggio con Charley" ("Io nacqui sperso e non mi fa piacere essere ritrovato"), il muoversi della O. sembra non avere meta, né punti fermi (viaggiare per conoscere); nessun luogo incontrato in queste sue inarrestabili peregrinazioni, d'altra parte, è, agli occhi dell'autrice, casa sua, poiché nessuno di essi replica, al suo interno, la forma di lei a tal punto da riuscire a chiudersi intorno al suo corpo sottile, alla sua bella, santa testa (ornata d'una corona di lucenti capelli corvini), per preservarla, per accoglierla (senza farla sentire straniera, o mendica, non dico d'amore, ma almeno della considerazione che una mente come la sua senza dubbio meritava), per arrestare, in un tenero abbraccio, la sua voglia di correre via, verso un altrove che, per quanto noto, appare costantemente nuovo (soprattutto perché filtrato dallo sguardo ingenuo, eppure profondissimo di Anna, dalla lente scura del suo animo inquieto). Sospinta da una curiosa, mai soddisfatta insofferenza (e costantemente attraversata da brividi di paura, in virtù dei quali la sentiamo ancora più vicina), verso destinazioni uguali e diverse, ella vola (uccello leggero, sostanza e spirito, anima nuda) e, trasportata dagli oscuri vagoni di un treno o dai piccoli sedili di una Topolino, ci porta a conoscere città straordinarie, per quanto immancabilmente appestate da uno spirito di triste, inevitabile decadenza (che la O. riesce a scorgere, oltre le beate apparenze), da una natura assoluta e spaventosa: Parigi (con le sue scalinate, la sua atmosfera sospesa, le sue case buie; in cima ad una scala, un uomo, un avvocato, che, in pieno stile balzacano, rischiara gli ultimi scalini della rampa con il lume di una piccola, rattrappita candela), Roma (e la sua anima fuggitiva), Napoli, Venezia (pizzo, decoro sottile di volute di nebbia azzurra, sospesa sopra le acque torbide della laguna; Venezia che è una stanza bianca, nido speciale dove potersi, finalmente, ristorare), Londra, Genova (Genova! Case nere, vicoli bui, corse per tenebrosi sentieri di montagna), Palermo, Mosca, Milano (in "L'uomo d'acqua e un dialogo" e altri; l'uomo d'acqua non è altro che la statua di San Francesco la quale, gettando, sulla città, uno sguardo benevolo, quasi materno, accoglie e conforta viaggiatori sperduti), Bologna, Firenze (città, luoghi che ho visitato anch'io e che ho potuto facilmente riconoscere; i bianchi e gli azzurri assoluti del Gargano, la freschezza dei paeselli della costa ligure); e poi la gente, le genti italiche (i siciliani dagli occhi come soli neri, gentili, le voci sottili, i modi misurati, ad esempio, o ancora i napoletani ed i romani, con le rispettive, notissime peculiarità) e quelle straniere, fotografata attraverso una straordinaria galleria di ritratti (completata da quelli, altrettanto pregevoli, di intellettuali nostrani: l'amico Domenico Rea, Moravia, la De Cespedes, la Aleramo, la Bellonci, e altri).

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Foto di Anna Maria Ortese

Anna Maria Ortese

1914, Roma

Anna Maria Ortese è stata una scrittrice italiana. Esordì nel 1937 col volume di racconti Angelici dolori, che parvero richiamarsi al "realismo magico" di M. Bontempelli. Ma le opere successive (L’infanta sepolta, 1950; Il mare non bagna Napoli, 1953, premio Viareggio; I giorni del cielo, 1958; Silenzio a Milano, 1958) rivelarono una tempra narrativa aliena dal gioco cerebrale della poetica novecentista: a metà fra il saggio e il racconto, questi libri innestano le invenzioni favolose in squarci documentari di estrema esattezza e lucidità. Polemica morale e fantasia trasfiguratrice s’intrecciano ancora nei romanzi successivi: L’iguana (1965), Poveri e semplici (1967, premio Strega), Il porto di Toledo (1975), Il cappello piumato (1979), e negli...

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