C'era una volta per sempre. Una favola che non dovrebbe mai essere raccontata - Nadia Giannoni - copertina
C'era una volta per sempre. Una favola che non dovrebbe mai essere raccontata - Nadia Giannoni - copertina
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C'era una volta per sempre. Una favola che non dovrebbe mai essere raccontata
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Descrizione


"Nonna Matilda, raccontami una storia!" Ci sono favole che non si finirebbe mai di ascoltare, favole eterne, che nascondono i sogni dietro un "vissero felici e contenti", e ce ne sono altre che non andrebbero mai raccontate. Per nessuna ragione. Perché hanno un inizio e una trama ma mancano della speranza. Finali assurdi. Forzati. Come "C'era una volta per sempre", una favola al contrario scritta per i grandi, che per il tempo di un libro accompagna con l'immaginazione il viaggio di ventisette bambini e una maestra che sono stati scelti per una missione speciale. "Una favola non favola", come chiede Annina alla nonna, che ha timore persino di ricordare per non rinnovare quel dolore sordo, penetrante, che quando si incontra con quello degli altri si fa specchio. Quel terribile 31 ottobre del 2002 infatti nessuno avrebbe creduto che il futuro di molte persone si sarebbe incrociato con quello di altre, così come nessuno di sicuro pensava che il solo fatto di andare a scuola potesse rappresentare un rischio. Ma il destino a volte ci dà degli appuntamenti ai quali è difficile sottrarsi. E allora bisogna andare. Anche se non vuoi e non puoi. Così come sono andati tutti quei bambini che abbiamo amato e pianto. Che piangiamo ancora. "C'era una volta per sempre" non è solo una favola assurda, ma una sorta di elaborazione di un lutto collettivo, una lettura che invita a lasciarsi rapire dalla fantasia, ad abbandonare per un momento la rabbia e la disperazione, trasformatesi in un dolore invisibile ma forte.

Dettagli

11 ottobre 2012
155 p., Brossura
9788867400355

Valutazioni e recensioni

  • Doriano Ciardo

    Ho letto il libro, molto bello, all'inizio la dimensione da favola tra i piccoli e la maestra mi lasciava un pò indifferente e poco partecipe e non capivo il collegamento con la dimensione terrena ma dopo metà lettura, ho avuto una strana sensazione che è andata crescendo fino nelle ultime pagine; credo che l'autrice prima di sedersi sotto la quercia, quel forte impulso ricevuto nella sua anima non era il suo, ma sia stata guidata, al di là dei pareri di molti; è stata un buon canale per loro. La pagina 149 su Milenia è stupenda. Doriano

  • anna angeletti

    Quando si dice C'era una volta si entra in un mondo incantato, dove nelle favole di Bettelheim, il bambino insieme all'adulto penetra con le proprie emozioni di gioia, tristezza, paura dell'abbandono nel meccanismo dello scorrere della vita al fine di comprenderne il senso e affrontarla. Lì il C'era una volta finisce bene, ma in questa favola è per sempre. Non c'è un risveglio. Il mondo incantato in questa favola serve agli adulti per comprendere con una metafora ciò che non doveva succedere e che si vuole dimenticare, perché troppo forte è il dolore della perdita e anche se anche non ci colpisce direttamente, ci rammenta che può succedere. Quello che è accaduto a San Giuliano di Puglia dieci anni fa è una tragedia che non si deve dimenticare, perché troppo dolorosa da ricordare. Nadia Giannoni fissa per sempre in una favola il mondo incantato, interrotto in un giorno qualunque, di ventisette bambini che non sentiranno più il "c'era una volta cappuccetto rosso e il lupo cattivo". Ma il loro mondo incantato, grazie al libro della Giannoni continua a esistere e sono gli adulti che devono affrontare il senso del dolore per una quotidianità improvvisamente e tragicamente spezzata, fatta di piccole e grandi cose così come sono percepite dai bambini che però in questa favola non diverranno mai adulti. La scrittrice fissa in un libro emozioni e dolori, rimpianti e illusioni, al fine di evitare che con il tempo la tragedia di San Giuliano di Puglia sia solo descritta come un fatto di cronaca o a scopi didattici, per spiegare gli effetti devastanti di un terremoto ad alunni che come quei ventisette bambini ogni giorno vanno a scuola per la bellezza del conoscere. E' una favola,i bambini sono in viaggio, sono allegri, la maestra li guarda e li accudisce ma il dolore della perdita si sente, e più il linguaggio diventa semplice e più il lettore ne resta travolto, soprattutto nel finale, visto che il lieto fine della favola non è il lieto fine delle favole di Bettelheim.

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