Il cinema e il suo doppio
Alcuni anni (era il 2007) fa Sergio Arecco propose a Cineforum la sua idea, di scrivere per la rivista una linea di saggi in forma di interventi periodici, quasi una rubrica, che lavorassero di volta in volta non su un film ma mettendone in relazione alcuni, secondo una sorta di montaggio d’attrazione che ne evidenziasse affinità, continuità, parentele, sviluppi e debiti reciproci. Allora di Cineforum ero soltanto redattore, ma mi prodigai subito con il direttore affinché trovasse a quella proposta uno spazio bimestrale. Mi ero subito convinto che questa presentasse tutte le caratteristiche di un progetto di ampio respiro e interesse – sia per come era delineato – le modalità generali di approccio alla materia, le possibilità che ne derivavano di collegare l’attualità alla storia, prossima e lontana, del cinema – sia per chi ce lo offriva su un piatto d’argento. Il direttore, Sandro Zambetti, in un primo momento non si sbilanciò. Immaginai subito quale fosse la sua preoccupazione: periodicità significava impegnarsi su una lunga durata e, considerato il lavoro non indifferente che ogni intervento avrebbe comportato da parte dell’autore, temeva forse che dopo qualche mese la spinta dell’entusiasmo iniziale potesse esaurirsi. In qualche modo mi feci garante che ciò non sarebbe avvenuto. Che avrei badato affinché non succedesse che sul numero previsto l’appuntamento andasse deserto. In cuor mio mi dicevo che comunque un saggio non è una rubrica e che anche il caso di uno slittamento eventuale al numero successivo non avrebbe significato certo la perdita di senso dell’operazione. Ma la puntualità di Sergio non soffrì di alcuna battuta d’arresto. C’era da dubitarne? E così ebbe inizio la collaborazione che negli ultimi anni ha portato a Cineforum una serie di testi il cui valore – ne sono convinto – si accresce nel tempo e costituisce ormai per la rivista un irrinunciabile patrimonio di riferimento. Non mi ricordo di quando ho cominciato a immaginare che quei testi avrebbero potuto essere raccolti, prima o poi, in un libro. Né mi sono stupito
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