Confessione di mezzanotte - Georges Duhamel - copertina
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Letteratura: Francia
Confessione di mezzanotte
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Descrizione


Parigi, primo Novecento. La Belle Epoque ha invaso le strade della capitale francese e il progresso sembra essere l’unica alternativa per vivere un’esistenza al passo con i tempi. Louis Salavin ha altro a cui pensare. Impiegato della ditta Socque et Sureau, con la piatta mansione di correggere testi sulle trebbiatrici, mal sopporta i suoi colleghi in carriera, lo squillo del telefono e la sua vita in generale. Un giorno, mentre tempera una matita per romperne nuovamente la mina, Salavin viene chiamato nell’ufficio del signor Sureau per controllare delle carte da firmare. Ma nell’attesa la sua attenzione viene catturata da un particolare: l’orecchio del signor Sureau. Quell’angolo di pelle esercita un potere magnetico e fatale su Salavin, al punto che l’istinto di toccarlo scavalca infine il buon senso, impendendogli di reprimere il desiderio: licenziato in tronco. Senza più i suoi punti di riferimento comincia a vagare per Parigi, alternando confusamente momenti di euforia agli abissi della depressione, oscillando così tra buoni propositi e piani delittuosi. Georges Duhamel presenta al lettore un personaggio la cui materia umana è composta dai chiaroscuri delle contraddizioni, dalle sabbie mobili delle insicurezze, dai dubbi, laceranti, che lo condannano all’irresolutezza. È l’uomo moderno che perde il legame con il primordiale e si chiude in una vita che non gli appartiene e quando finalmente se ne libera, l’illusione di aver ripreso il controllo della propria esistenza sfocia nell’ansia del peso della libertà. Un romanzo degli anni Venti che non si fatica, a più di un secolo di distanza, a sentire vicino e senza tempo, capace di adempiere quella che è forse l’unica funzione universale della letteratura: indagare l’animo umano nelle sue declinazioni sempre diverse.

Dettagli

20 ottobre 2023
144 p., Rilegato
9788894755404

Valutazioni e recensioni

  • Grazia
    Solo me ne vo per la città

    Un raro, prezioso gioiello, che rientra per argomento nella galleria degli impiegati, sisifei rappresentanti del non-senso della condizione umana, piegati dal peso dell’assurdo. Come da titolo, la narrazione è in prima persona, Louis Salavin racconta la sua storia ad un non precisato, paziente ascoltatore. È una sorta di Bartleby, apparentemente più attivo, il suo preferirei di no si manifesta con un gesto di assurda inutilità, innocuo, che tuttavia scatena la sua cacciata dall'ufficio. Più che una ribellione pienamente consapevole, questo suo gesto, che non rivelerò, è un impulso irrefrenabile, quasi un automatismo. A partire da qui si snoda la sua storia, priva di fatti significativi, ma tutta interiore, che si svolge oscillando fra esaltanti momenti di euforia allucinata e cadute di cupa depressione: è un sisifo irrisolto che nel salire la vetta si autoconvince del proprio volere, ma al momento in cui il masso precipita, in qualche modo, lo segue. Salavin si rivela al lettore non solo attraverso i suoi stati d’animo, le sue elucubrazioni, puntigliosamente e mirabilmente descritti, ma anche nei suoi spostamenti per le vie di una Parigi non turistica, poco nota e sapida, della quale chi legge percepisce odori, osserva angoli anche squallidi: la città non è un semplice fondale di teatro, ma il luogo anonimo e straniante in cui l’uomo contemporaneo si aggira in cerca di un senso che non trova. Ugualmente insoddisfacenti le relazioni affettive di Salavin, la madre, una donna, qualche amico: sua incapacità o impossibilità per l’essere umano di realizzare autentici legami?

  • Leonardo

    Da un fatto marginale una profonda riflessione ontologica.

Conosci l'autore

Foto di Georges Duhamel

Georges Duhamel

(Parigi 1884 - Valmandois 1966) scrittore francese. Partecipò come medico alla prima guerra mondiale, esperienza che gli ispirò due drammatiche testimonianze: Vita dei martiri (Vie des martyrs, 1917) e Civiltà (Civilisation, 1918). Fra le altre sue opere spiccano due ampi cicli narrativi: Vita e avventure di Salavin (Vie et aventures de Salavin, 5 voll., 1920-32), Cronache dei Pasquiers (La chronique des Pasquiers, 10 voll., 1933-44). In essi la critica della civiltà industriale viene svolta in nome di un ideale di vita fondato sulla libertà spirituale e sul progresso morale, in chiave umanitaria e più spesso intimista.

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