In una Tokyo attraversata dalla violenza delle gang giovanili, una serie di corpi carbonizzati attira l’attenzione della polizia. Dietro le morti non sembra esserci soltanto una guerra tra bande, ma qualcosa di più difficile da spiegare. Al centro della storia troviamo Aoki Junko, ragazza dotata della capacità di appiccare incendi con la sola forza del pensiero. Junko è mossa da un senso di giustizia feroce: davanti ad un sistema di sicurezza che appare lento, inefficace e incapace di proteggere davvero le vittime, sceglie di ergersi a giudice e carnefice. Ad indagare su di lei c’è Ishizu Chikako, agente di polizia determinata a scoprire cosa si nasconda dietro l’enigma dei corpi ritrovati. Chikako rappresenta una giustizia istituzionale, pulita, ma non per questo priva di contraddizioni. Il confronto tra le due donne è uno degli elementi più interessanti del romanzo: da una parte la vendetta privata, dall’altra la legge. Attraverso l’alternanza dei punti di vista, l’autrice costruisce un thriller adrenalinico e brutale, ma anche una riflessione sul confine tra giustizia e vendetta privata. Nel corso della storia emergono temi forti: solitudine, violenza domestica, disparità di genere sul lavoro, frustrazione verso un sistema che spesso sembra arrivare troppo tardi. La trama del romanzo è efficace: c’è azione, tensione, un buon ritmo e la curiosità cresce pagina dopo pagina. La mole può intimidire, ma la lettura resta scorrevole. Mi è mancato, invece, uno stile riconoscibile. Considerando che l’autrice viene spesso accostata a Natsuo Kirino e Stephen King, mi aspettavo un guizzo in più nella scrittura. Ho continuato a leggere soprattutto per la storia, più che per la voce dell’autrice. La denuncia sociale è a tratti troppo esplicita. Nei romanzi apprezzo quando la critica sociale è presente, ma lavora in modo più sottile. Un romanzo che, a mio parere, merita più per la trama, che per una scrittura inedita.
In una Tokyo segnata dalla violenza delle gang giovanili, la storia della pirocineta Aoki Junko, una donna dotata di un forte senso della giustizia e dell’abilità di appiccare il fuoco con il pensiero, si intreccia con quella di Ishizu Chikako, una poliziotta determinata a dimostrare che dietro la scia di cadaveri carbonizzati disseminata per la città si nasconde qualcosa di più di una guerra tra bande. Ben presto, le azioni di Junko attireranno le attenzioni della squadra incendi dolosi della polizia di Tokyo e dei "Guardian", una misteriosa organizzazione di giustizieri. Riuscirà Junko a portare a compimento la sua missione o sarà consumata dal suo stesso potere prima che Chikako la fermi? Adrenalinico, brutale e coinvolgente, "Crossfire" (fuoco incrociato) accompagna il lettore in una riflessione sul sottile e ambiguo confine tra giustizia e vendetta privata.
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Anno edizione:2025
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Pagine_e_inchiostro 20 giugno 2026Crossfire
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Miliemsbookshelf 14 marzo 2026Scorrevole e avvincente
Miyuki Miyabe scrive un romanzo che si muove tra thriller, fantascienza e dramma psicologico, raccontando la storia di Aoki Junko, una donna con un potere pericoloso: quello di appiccare il fuoco con la mente. Junko è una pirocineta, ma soprattutto una donna stanca di assistere all’indifferenza e alla crudeltà che la circondano. Il suo potere diventa un’arma per punire chi sfugge alla legge, una forma di giustizia personale. A intrecciarsi con la sua storia c’è quella di Ishizu Chikako, una poliziotta determinata a scoprire la verità dietro la scia di cadaveri carbonizzati che terrorizza la città. Crossfire mi ha colpita sicuramente per la scrittura di Miyabe, che avevo già conosciuto con “Il sussurro del diavolo”, perché riesce a catturare l’attenzione fin dalle prime pagine, alternando momenti di pura tensione a riflessioni più intime. Allo stesso tempo, ho fatto un po’ di fatica a entrare pienamente nella storia. In alcuni punti la narrazione risulta ripetitiva, soprattutto nei dialoghi e nei pensieri dei personaggi, e questo rallenta leggermente il ritmo. Crossfire, soprattutto all’inizio, mi ha ricordato vagamente Fire Force per la componente del fuoco come forza vitale e distruttiva, ma qui Miyabe sceglie una prospettiva molto più realistica e drammatica, concentrandosi sull’interiorità dei personaggi più che sull’azione. Quello che però ho trovato davvero interessante è la riflessione morale che il romanzo porta con sé. Junko uccide persone che, a loro volta, si sono macchiate di omicidio. E mentre la accompagniamo nelle sue scelte, ci ritroviamo in un limbo etico: da un lato comprendiamo la sua rabbia, dall’altro ci chiediamo se sia davvero possibile ristabilire la giustizia attraverso la violenza. In fondo, Crossfire è proprio questo: una storia che fa riflettere, che costringe il lettore a interrogarsi sui propri confini morali e su quanto sia sottile la linea che separa il bene dal male.
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