Due sassi nello stagno. Anatomia di un giudice giovane
“Giudici ragazzini”. Tale l’espressione dispregiativa con la quale Cossiga definì negli anni 90 una generazione di giudici nati a cavallo del 1950. Salvo in seguito correggere il tiro, precisando di aver voluto censurare il CSM, che mandava allo sbaraglio, anche nella lotta alla mafia, giovani giudici privi di esperienza. Ed intanto era stato ucciso dalla Stidda Rosario Livatino. A quei giovanissimi magistrati questo racconto si ispira. A quanti finirono nelle cronache dei media, per aver nella professione incrociato mafia e criminalità organizzata o terrorismo. Ma anche a chi operò in ruolo più defilato trovandosi a fronteggiare situazioni difficili malgrado la preparazione non specifica. Il protagonista di questa narrazione, ispirata a fatti di cronaca veri, dovrà occuparsi da giudice istruttore degli omicidi di due giovani ragazze, uccise l'8 marzo, festa della donna, nella medesima strada e quasi alla stessa ora, della cittadina tranquilla sul lago dove un omicidio non si verificava dal 1946. Nonostante la sciatteria della gestione iniziale ad opera del procuratore, la diligenza e l'accuratezza delle indagini svolte consentiranno di risolvere i due casi. Il finale è a sorpresa.
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Anno edizione:2026
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