Non una semplice biografia su un imperatore romano del periodo della crisi, ma un discorso a tratti complesso e verboso sulla storia della riconduzione all'uno dal molteplice , e sul rinvio al molteplice dall'uno . Dall'anarchia al principato e dal principato all'anarchia. E se Eliogabalo - abilmente pilotato dalle "sue donne" - fosse colui il quale abbia, con l'inganno, travasato il principio anarchico di derivazione orientale nell'istituzione imperiale, si domanda l'autore? Le tre parti del romanzo argomentano: sulla religione del Sole in Siria la prima, sull'evoluzione di quella religione dopo lo scisma d'Irshu e sui riti crudeli la seconda, sull'ascesa al soglio imperiale e sul governo di Elagabalo la terza. La più difficile da comprendere è senz'altro la prima; la più filosofica e interessante la seconda; l'ultima è la più semplice ma anche la più debole di un libro complesivamente sperimentale e irregolare come una pietra barocca. Chiave di volta per comprendere questo birichino gioco intellettual-erudito - seppur in una forma poco accademica - si trova a pagina 63, quando spiega cosa fu lo scisma d'Irshu, l'evento che fonda la relgione del Sole, di cui Elagabalo fu sacerdote, lo scisma tra il principio maschile e quello femminile. Ai tempi della protostoria, quello scisma avrebbe provocato l'emigrazione dei partigiani del principio femminile in medio Oriente dall'India, terra dell'unità, ma anche della ribellione e del conseguente iato. In Siria, la religione del Sole prevede dunque la supremazia del principio femminile, con tutta la pletora di riti fallo-fili che ne deriva, e che la madre, la zia e la nonna di Eliogabalo hanno saputo portare a Roma grazie alla proclamazione a imperatore del loro congiunto , il quale - donna anch'egli, ma nel senso "religioso" del termine - si abbandonava spesso a quelle pratiche sodomitiche che scandalizzarono i suoi contemporanei. La religione solare e pederastica dell'Eliogabalo sacerdote-imperatore-dio, dunque, avrebbe avuto una serie di ricadute sul suo governo e sulla amministrazione della burocrazia statale. E le sue scelte irridevano dall'interno la figura dell'imperatore romano come garante della pax, contribuendo a disgregare una compagine statale secolare. E' il rinvio a un principio di anarchia. Il sacerdote della guerra dei principi - maschio, femmina; Sole, Luna -, diventato imperatore romano (a soli 14 anni!) e avendo ricondotto a un punto di equilibrio gli estremi, rinvia - ma si potrebbe dire incarna -, con il suo esempio, a una molteplicità disgregatrice e sostanzialmente anarchica, esautorando di senso politico la carica da lui stesso rivestita. Il resto è storia nota: l'impoverimento dell'impero, le trame delle tre Giulie per garantire la discendenza della dinastia, la morte di Eliogabalo nelle latrine dei pretoriani... Non male, nel complesso, ma difficile da seguire. Rimane nel limbo di una curiosa sperimentazione - a tratti riuscita - forse troppo compiaciuta per lasciare un segno profondo nella coscienza del lettore.
Eliogabalo o l'anarchico incoronato
Imperatore-dio a quattordici anni, ucciso e gettato nelle fogne a diciotto, sacerdote e depravato, amministratore consapevole della disgregazione e dell'anarchia in seno all'ordine politico più grandioso che il mondo classico abbia creato, tutto ciò che sappiamo della vita di Eliogabalo si presenta già di per sé sotto il segno della esasperazione di tutti i contrasti, come se soltanto Antonin Artaud potesse essere eletto a scrivere la sua biografia, fatta solo di eccessi.
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Autore:
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Collana:
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Edizione:3
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Anno edizione:1991
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VITO SCAMMACCA 01 settembre 2010
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