La farmacia di Platone
«Platone, tenendo il pharmakon con una mano, il calamo con l’altra, trascrive il gioco delle formule mormorando. Lo spazio chiuso della farmacia amplifica smisuratamente la risonanza del monologo» (Jacques Derrida). Un saggio scritto molti anni fa che può essere considerato un classico della filosofia contemporanea. Come ricorda Silvano Petrosino nella sua introduzione, «esso è senza alcun dubbio un esempio magistrale di lettura e interrogazione di un testo filosofico. Se si ha la pazienza di leggere e di seguire la lettura derridiana ci si accorgerà che la posta in gioco nella riflessione che Platone articola a proposito del mito del dio Theut e dell’invenzione della scrittura va ben al di là della difesa di un particolare mezzo espressivo, l’oralità, coinvolgendo invece la natura del pensiero e l’atto stesso di pensare. Questo saggio del ’68 resta centrale anche all’interno dell’amplissima produzione derridiana di cui l’insistenza sul concetto di indecidibilità (e il pharmakon è un indecidibile) è senza alcun dubbio uno dei tratti costanti e costitutivi».
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Anno edizione:2026
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