Un fiume di sangue. Bologna 1967, diario dell'inquietudine
Bologna 1967, un inverno freddo e piovoso. Nell’arco di pochi giorni, un furto sacrilego nella Cattedrale della città, la profanazione del cimitero dei caduti polacchi durante la Seconda guerra mondiale con la sottrazione di alcune ossa, sui colli bolognesi un cerchio di fuoco, dei resti di sangue e brandelli di carne che indicano un rito sacrificale. Un cronista del quotidiano locale imputa i delitti, nei suoi articoli, ad un gruppo di feroci satanisti. La polizia deve occuparsi anche degli studenti in rivolta. Poi il sangue inizia a diventare un fiume, il corpo di una professoressa di matematica del liceo viene trovato senza testa nel torrente Savena. Le indagini condotte dalla squadra mobile non portano inizialmente ad alcun risultato. Arriveranno altre due vittime: una commessa e una prostituta. Questi efferati delitti sembrano sprofondare una Bologna nel pieno della modernizzazione (tre nuovi quartieri, la tangenziale, il piano urbanistico, i primi grattacieli) nell’abisso del Medioevo. Stregoneria, magia nera, inquisizione ai danni di una strega di nobile famiglia, vicina ai Bentivoglio, i signori della città, bruciata viva in Piazza Maggiore alla fine del Cinquecento.
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Anno edizione:2026
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