Il grande rovere
Nell'antico bosco Olmé, sorgeva una gigantesca quercia. Gli abitanti del luogo e i frequentatori del bosco la chiamavano “El Roràt”, non in senso dispregiativo, ma a significare le insolite e maestose proporzioni del suo portamento. Chi ne ha tramandato la memoria racconta che servissero ben cinque uomini a braccia tese, per abbracciarne il tronco poderoso. E “il Grande Rovere”, nato da una ghianda avventurosamente deposta sulla lettiera del bosco Olmè nel penultimo giorno di settembre dell'anno 1630, diviene protagonista e punto di riferimento spirituale delle vicende umane che, nell'arco di tempo di quasi tre secoli, si svolgeranno sotto le sue fronde. Storie affatto diverse, eppure tutte legate dal filo sottile che vedeva nel grande albero una sorta di nume tutelare e di divinità silvana. E quando nel 1918 i soldati dell'Esercito austroungarico si apprestarono ad abbattere il gigante, per ricavarne il legname necessario al fronte del Piave, una piccola folla muta si raccolse per assistere, con il cappello in mano, alla sua fine. Vincitore del IX Concorso Letterario Internazionale “Lagunando”.
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Anno edizione:2025
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