La Grazia
«E allora, dicono, visto che la dosatura degli ormoni fa il carattere dell’individuo, […] la responsabilità individuale diviene di molto ma di molto “irresponsabilizzata”». In risposta al determinismo cui indurrebbero studi fisiologici ed endocrinologici, nel romanzo "La Grazia" Dino Terra affronta il «vetusto e barbosissimo, inquietante problema dell’umana libertà» e responsabilità. A partire da un plot caratteristico – Giulia Bentoia, moglie annoiata, stringe una relazione adulterina con l’architetto Guido –, l’opera assume presto un’aura tra realistico e fiabesco. Si innestano infatti nella trama le scorribande terrestri e acquatiche di altre creature, tre divinità: Ebe, Iftima e Aleissiar. Complici l’azzardo degli amanti e un ladro notturno alla porta, le tre Grazie, «innocenti com’è innocente l’aguzza lama che sventra», imprimeranno una svolta all’apparente, sonnolento vivere dei Bentoia e dei vicini. Con levità e fine introspezione psicologica, Terra segue la spirale di imprevedibili eventi. Il senso del limite e la poeticità della follia di chi questo limite oltrepassa sono motivi chiave di un romanzo di forte sapore teatrale e dove potente generatore di ambiguità è il titolo, nella polisemia recata in sé dal concetto di Grazia. Introduzione di Gianni Antonio Palumbo.
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Anno edizione:2023
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