L'illusione della scelta. Classe operaia e mercato del lavoro
Quale grado di controllo può esercitare oggi un lavoratore manuale sul proprio lavoro e sulla scelta del proprio lavoro? Fino a che punto il lavoro che svolge gli consente di impadronirsi di nuove tecniche e di nuove competenze? A questa e ad altre analoghe domande sull'esperienza soggettiva e sulla struttura oggettiva del mercato del lavoro rispondono Robert M. Blackburn e Michael Mann con una delle più estese ricerche empiriche finora dedicata ai lavoratori non qualificati dell'industria: una ricerca svoltasi tra il 1970 e il 1972 a Peterborough, una cittadina industriale inglese, che ha comportato l'analisi parallela delle caratteristiche di circa 400 posti di lavoro distribuiti in nove aziende e delle opinioni e atteggiamenti di quasi mille lavoratori maschi. I risultati principali — secondo gli autori, in larga parte estendibili ad altre situazioni di mercato del lavoro capitalistico — sono per questa fascia di lavoratori così riassumibili: con poche eccezioni il mercato tende ad essere strutturato in maniera gerarchica anziché compensativa, ossia le paghe più basse si accompagnano in genere agli orari più lunghi e alla maggior insicurezza e nocività; l'equivalenza sostanziale tra posti di lavoro in aziende diverse e l'importanza dei mercati del lavoro interni alle aziende, scarsamente controllabili da parte dei lavoratori, rendono le possibilità di scelta ampiamente illusorie; i migliori posti di lavoro si ottengono infatti essenzialmente grazie alla mobilità interna alle aziende, il cui criterio guida è la “collaboratività” piuttosto che la qualificazione, anche perchè ormai per l'85% delle mansioni è richiesta una qualificazione inferiore a quella necessaria per guidare un'automobile. Come sottolinea Angelo Pichierri nell'introduzione all'edizione italiana, è tuttavia la metodologia a costituire l'aspetto più importante ed innovativo di questo libro, i cui risultati emergono dall'interazione di tre componenti e dalla combinazione di tecniche diverse: una tradizione di studi economici sul mercato del lavoro, una tradizione di ricerca sociologica sugli atteggiamenti ed i comportamenti operai ed una tradizione interdisciplinare di analisi della tecnologia e dell'organizzazione del lavoro. Un suggerimento metodologico particolarmente utile per la sociologia italiana, in cui la separatezza tra aree e metodi di ricerca ha spesso indotto a sostituire anzichè integrare l'interesse centrato sulla fabbrica e sulla tecnologia industriale con la problematica del mercato del lavoro.
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