Incursioni «turchesche» e sbarchi di «immigrati» sulle coste calabresi. Quale svolta nelle relazioni tra i popoli?
Corsari e pirati ottomani, con incursioni veloci e notturne, depredando i beni artistici e culturali trassero anche in schiavitù uomini e donne, in cambio di lauti riscatti, rapendo anche «belle donne» per i Sultani e costringendo molti a convertirsi all’Islam, pena la morte. Sulle stesse coste calabresi, in particolare d’Isola, Le Castella, Cutro, Crotone e dintorni, oggi arrivano con i barconi «persone», timorose di essere respinte e con la speranza nell’accoglienza perché «migranti» provenienti da terre lontane dove le libertà languono, i diritti civili conculcati, il cibo scarso e la speranza di una esistenza migliore è quasi un miraggio. Gli eventi migratori di ieri ben noti ai calabresi dai racconti dei nonni, costretti allo stesso percorso, ci aiutino a guardare l’«umanità» dolente che bussa alle nostre porte e a valorizzare i flussi migratori di oggi che apportano ricchezza alla nostra economia e crescita alla popolazione. Le antiche invasioni, gli scontri e gli incontri verificatisi in passato ci accompagnino nell’accoglienza piuttosto che nel respingimento e nello scontro, sapendo che la crescita del nostro territorio e di tutta Europa dipende anche da questi movimenti di popoli, alla ricerca di un bene migliore. Prefazione di Rocco Pititto.
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Anno edizione:2026
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