Labirinto di morte - Philip K. Dick - copertina
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Labirinto di morte
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Descrizione


Quattordici persone, nevrotiche e alienate nel loro rapporto con il lavoro e con il mondo esterno, decidono di lasciare una Terra disumana e oppresiva e partire per il pianeta Dalmak-O. Per Ben Tallchief, dopo una vita fallimentare, sembra aprirsi un futuro di euforica comunione con gli altri; è così anche per Seth Morley, insoddisfatto del suo lavoro come idrologo del Kibbutz Tekel Upharsin. Ma all'improvviso il satellite delle comunicazioni viene distrutto e i quattordici umani si ritrovano soli su un pianeta alieno e ostile, in un crescendo di mistero, terrore e morte.

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Biblioteca di Babele
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Labirinto di morte

Dettagli

224 p.
A maze of death
9788834712740

Valutazioni e recensioni

  • Insolita commistione tra generi (Giallo, Thriller, S-F, Saggio filosofico) questo Romanzo è comunque un’opera Dickiana a 18 carati. Paradossalmente meno ossessivo di altre opere dell’autore vi si riconoscono comunque due fra le tematiche preminenti della sua produzione quali l’inesorabilità dei processi entropici che governano l’Universo e l’ambiguità tra realtà oggettiva ed i suoi molteplici simulacri virtuali (tema questo esemplificato nell’epilogo della narrazione con l’interfacciarsi tra la claustrofobica realtà della nave e quella altrettanto asfittica generata dalla fusione poliencefalica: una sorta di “Matrice “ ante- litteram). Peraltro i riferimenti filosofici si risolvono in un’amara quanto sarcastica messa alla berlina delle comuni dottrine dogmatiche: il Distruttore delle forme che non si riconcilia con l’unità di Dio è l’ironico seme del dubbio che Dick insinua nell’artificiosa costruzione della struttura di una qualsivoglia teologia. Ma è soprattutto nell’enigmatica ‘scomparsa’ finale del protagonista-alter ego Seth Morley che questi aspetti trovano una geniale sintesi. Lungi dall’incrociare Colui-che-cammina-in-Terra Seth indosserà il suo casco poliencefalico mutuando le sue pulsioni autodistruttive in una deriva panteistica e definitiva della propria esperienza surrogata. Così accade che per tutti la disgregazione degli Universi poliencefalici in realtà virtuali dissociate precipitino i singoli individui nel disperato abisso delle loro solitudini.

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Foto di Philip K. Dick

Philip K. Dick

1928, Chicago

Philip K. Dick è stato uno scrittore statunitense. Autore prolifico e sregolato, Dick ha raggiunto a tratti una grande intensità stilistica ed è considerato uno dei più importanti scrittori postmoderni, tra i classici della letteratura contemporanea, visionario della fantascienza. Fra i suoi romanzi di fantascienza, caratterizzati da un cupo pessimismo, si ricordano: La svastica sul sole (The man in the high castle, 1962), I simulacri (The simulacra, 1964), Le tre stigmate di Palmer Eldritch (The three stigmata of Palmer Eldritch, 1964), Ubik, mio signore (Ubik, 1969). Da Gli androidi sognano pecore elettriche? (1968) nel 1982 è stato tratto il celebre film Blade Runner di Ridley Scott, che ne ha fatto uno scrittore di culto.«A volte, impazzire...

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